
Maurizio Cavallini
Tre giornate, oltre 99 sessioni scientifiche, 43 workshop aziendali, 27 live injection, 198 spazi espositivi e più di 7000 partecipanti attesi. Il congresso internazionale di medicina estetica Agorà (www.agoracongress.com) giunto alla sua 27ª edizione, è oggi tra gli appuntamenti formativi e culturali più rilevanti per i professionisti del settore. Dal 9 all’11 ottobre, a Milano, presso Allianz MiCo – Milano Convention Centre, South Pavillon, si parla di medicina estetica in chiave evolutiva, con un’agenda costruita per esplorare in profondità i temi dell’innovazione, della sicurezza e della responsabilità clinica. “Precision Beyond the Surface” è il titolo scelto per questa edizione: «Non è solo uno slogan, ma un cambio di paradigma», come ci spiega Maurizio Cavallini, chirurgo plastico e presidente di Agorà.
Dottor Cavallini, che cosa significa “Precision Beyond the Surface”, titolo scelto per questa edizione del congresso Agorà?
È un invito a superare l’approccio riduttivo che negli ultimi anni si è diffuso attorno alla medicina estetica, complice anche una comunicazione social banalizzante. Non parliamo di “punturine” né di protocolli standardizzati, ma di una disciplina medica a tutti gli effetti, con solide basi scientifiche, percorsi formativi rigorosi e un approccio clinico orientato alla sicurezza del paziente. “Precision Beyond the Surface” significa approfondire, andare oltre il visibile, trattare non solo la pelle ma la persona nel suo insieme, partendo dall’anatomia funzionale, passando per la diagnostica avanzata e arrivando fino alla gestione integrata delle complicanze. Non è un caso che il congresso quest’anno dedichi ampio spazio alla medicina rigenerativa e all’intelligenza artificiale, due strumenti che ci consentono di essere più precisi, più efficaci e più responsabili.
L’evoluzione della medicina estetica passa quindi da un approccio più sistemico?
Esattamente. Ci stiamo allontanando dall’idea di “correggere” l’invecchiamento per adottare una visione di accompagnamento, incentrata sul miglioramento della qualità della vita e del benessere psicofisico. Le nuove frontiere sono rigenerative, non sostitutive: si lavora per preservare, stimolare, riparare i tessuti con metodiche sempre più sofisticate e meno invasive. In questa direzione si colloca l’utilizzo di cellule autologhe, del tessuto adiposo, della cute e dei follicoli piliferi, capaci di indurre una rigenerazione vera e propria. È il passaggio da un’estetica correttiva a un’estetica evolutiva.
Uno dei temi che saranno trattati al congresso è l’intelligenza artificiale, con una sessione dedicata. Come entra nella pratica clinica del medico estetico?
L’IA non è una minaccia, ma uno strumento prezioso se gestito con consapevolezza. Al congresso dedichiamo un’intera sessione a questo tema, con la partecipazione di ingegneri, bioeticisti e clinici. L’intelligenza artificiale può supportarci nella diagnosi, nella valutazione delle complicanze, nella pianificazione terapeutica personalizzata, ma anche nella comunicazione con il paziente. È un cambio di prospettiva: non si tratta solo di usare software, ma di integrare nuove logiche operative nella nostra quotidianità clinica. La sfida è farlo senza snaturare la relazione medico-paziente e mantenendo saldi i principi etici della nostra disciplina.
Parliamo della campagna Agorà sulla sicurezza. Come nasce e che obiettivi si pone?
Nasce da un’urgenza reale. I casi di cronaca relativi a trattamenti eseguiti da personale non abilitato, spesso in ambienti non autorizzati, sono purtroppo numerosi. Abbiamo ritenuto necessario lanciare una campagna rivolta al pubblico per sensibilizzare sulla sicurezza: chi pratica medicina estetica deve essere un medico formato, abilitato, aggiornato. E deve operare con dispositivi sicuri, in strutture certificate, utilizzando prodotti tracciabili e autorizzati. La sicurezza non è un’opzione, è un prerequisito etico e professionale. Attraverso video, infografiche e contenuti divulgativi, la nostra campagna ha l’obiettivo di informare e tutelare.
Sicurezza e formazione sono strettamente connesse. Qual è il modello formativo di Agorà?
Il nostro percorso quadriennale è tra i più strutturati a livello nazionale. Inizia dallo studio approfondito dell’anatomia, che considero il fondamento irrinunciabile della pratica clinica. Prosegue con attività teoriche, sessioni pratiche, uso di simulatori, live injection e tesi finale. Gli allievi vengono formati anche sull’uso di dispositivi, prodotti e sulle possibili complicanze. L’obiettivo è creare medici consapevoli, capaci di gestire ogni fase del trattamento in modo competente. Stiamo lavorando anche con gli Ordini per promuovere il riconoscimento di elenchi ufficiali di medici estetici formati, per aumentare trasparenza e garanzie per i pazienti.

Uno dei trend globali è la “prejuvenation”, ovvero la richiesta di trattamenti preventivi da parte di giovanissimi. È un fenomeno presente anche in Italia?
Sì, è in crescita anche nel nostro Paese. Sempre più giovani si rivolgono alla medicina estetica con l’obiettivo di prevenire l’insorgenza dei segni del tempo, curando precocemente la qualità della pelle. I trattamenti più richiesti in questa fascia sono peeling, biorivitalizzazione, needling e Prp. Se l’approccio è misurato e guidato da un medico competente, non lo considero un problema, anzi. Diventa invece rischioso quando si sfocia in una medicalizzazione precoce dell’immagine o in una rincorsa ai filtri da social. Il nostro ruolo è anche quello di educare e guidare.
Che tipo di lettura clinica possiamo dare di questa trasformazione culturale?
Siamo in una fase in cui la medicina estetica può e deve emanciparsi definitivamente dall’immagine superficiale che l’ha accompagnata troppo a lungo. L’evoluzione tecnologica, l’approccio scientifico, l’attenzione alla formazione e alla sicurezza stanno tracciando una nuova rotta. “Precision Beyond the Surface” è, in questo senso, un manifesto metodologico: intervenire con competenza, oltre l’apparenza, per garantire risultati sicuri, stabili e personalizzati. In Agorà crediamo che questa sia la direzione da seguire, come società scientifica e come comunità professionale.
Silvia Perfetti








