Il nuovo scenario sociale ha cambiato le richieste dei pazienti, a partire dal ringiovanimento di viso e décolleté, le parti che più delle altre sono inquadrate dai monitor durante le conference call in smart working. Proprio a queste zone sensibili o particolari, che ora si riscoprono e diventano soggetti primi della medicina estetica, il congresso internazionale di medicina estetica Agorà riserva ampio spazio con sessioni dedicate. Il settore della medicina estetica continua a crescere e il medico estetico è sempre più chiamato a porsi con un approccio etico nei confronti dei desideri del paziente: deve saperlo guidare in un percorso di analisi e valutazione dell’inestetismo, senza assecondare richieste eccessive
«A distanza di oltre due anni dall’inizio della pandemia non muta il tasso di crescita che il settore della medicina estetica continua a registrare, rispondendo in maniera sicura ed efficace alle richieste che il nuovo panorama sociale ha incrementato. Tuttavia, le richieste sono mutate. Il ri-prendersi cura di sé, dedicandosi un’attenzione maggiore, ancor più dopo questi anni di cambi e mutamenti sociali, è diventato un elemento preponderante sia per le donne che per gli uomini». Sono le parole di Alberto Massirone, presidente del Congresso internazionale di medicina estetica Agorà, che anche quest’anno si svolge a Milano, da giovedì 6 a sabato 8 ottobre.
Le aree sensibili o particolari ora si “riscoprono” e diventano soggetti primi della medicina estetica, durante il congresso infatti proprio quest’ultime hanno ampio spazio con sessioni dedicate. Il medico estetico è anche chiamato sempre di più a fare i conti con le richieste e le aspettative dei pazienti, che a volte desiderano cambiamenti radicali. In questo casi il professionista deve saper riconoscere l’entità dell’inestetismo e del disagio psicologico ad esso correlato, senza assecondare richieste che stravolgano la fisionomia del paziente, ricordando sempre che la medicina estetica non va ridotta a un semplice trattamento estetico.
Professor Massirone, come sono cambiate le richieste dei pazienti rispetto al periodo precedente la pandemia?
In ogni epoca uomini e donne hanno cercato di migliorare la propria fisicità, ma mai come in questo momento storico, complice l’intensità di messaggi amplificati dai social, dai media e dalle personalità “influenti” che spingono a idealizzare la bellezza, l’attenzione al proprio aspetto aveva raggiunto tali vette, in un costante riequilibrio dei confini considerati eticamente accettabili.
Il desiderio di un cambiamento, sia esso legato a interventi di medicina che di chirurgia estetica, molte volte non è infatti confinabile unicamente al mero concetto di estetica. Ci sono aspetti che toccano profondamente la sfera intima e psicologica della persona, che vanno gestiti con estrema cautela perché rappresentano la manifestazione di un malessere più profondo che il professionista competente non può e non deve sottovalutare.
Con l’insorgere della pandemia da Covid19 il trend, in costante crescita, degli interventi di medicina estetica si è attestato a oltre al 60%. Ed è sicuramente un dato importante la modifica delle richieste che la pandemia ha comportato: dal trattamento della zona dello sguardo e perioculare maggiormente esposto con l’impiego della mascherina, a un miglioramento delle labbra e skin quality generale, al trattamento dall’acne dovuta all’uso prolungato delle mascherine (la cosiddetta maskne), al ringiovanimento del collo, oltre che a una profonda idratazione e stimolazione, con una sempre maggiore attenzione al risultato.
La pandemia inoltre, con la diffusione dello smart working e delle conference call, ha fatto esplodere anche il fenomeno dello “zoom face” nel quale lo schermo è diventato il nostro specchio 2.0 dovendo rimodulare la nostra immagine attraverso le telecamere e lo schermo del computer, che però, distorcendo le immagini, hanno amplificato la percezione dei nostri difetti. Gran parte dell’attenzione, ovviamente, si è incentrata sul viso e sul décolleté, ovvero le parti che più delle altre sono inquadrate dal monitor.
Il passaggio di questi due anni, tanto difficili quanto stravolgenti sotto molteplici aspetti della vita, ha evidenziato quanto la correlazione psico-fisica abbia avuto e abbia un ruolo preponderante nella scelta e nell’approccio stesso alla medicina estetica.
Come abbiamo sempre detto, la medicina estetica è una medicina dettagliata e approfondita: dalla conoscenza e rilevazione dell’inestetismo e alla diagnosi delle cause che lo hanno generato, si passa al trattamento e al prodotto più idoneo da eseguire e utilizzare fino all’esecuzione del follow-up del protocollo terapeutico adottato. Ma non solo: il primo step di approccio al paziente e buona parte della visita consistono nell’ascolto, vero e partecipato. Un ascolto attivo, che il paziente ora ricerca sempre più, che prende da subito in considerazione l’aspetto psico-fisico per rispondere in maniera realmente concreta ai suoi desideri e rendendo possibile la desiderata trasformazione verso forme più armoniose.
Come si integra l’approccio etico con quello estetico?
Il ricorso sempre più massiccio alla medicina estetica e l’affermarsi di fenomeni nuovi in conseguenza della pandemia e dell’esplosione dei social hanno sollevato molti interrogativi, che fanno ritenere urgente un approccio etico al desiderio di molte persone. A riguardo ha preso “posizione” anche Papa Francesco, esortando e contrastando fortemente approcci troppo massivi e di carattere puramente estetico. Un conto è il benessere, un altro conto è l’alimentazione del mito dell’eterna giovinezza: il primario obiettivo del paziente, e ancor prima del professionista, deve essere quello preventivo, senza stravolgere o alterare la fisionomia.
Questo appare ancora più evidente se si parte dalle basi della conoscenza del settore: non bisogna mai dimenticare che la medicina estetica affonda le proprie radici in alcune branche specialistiche della medicina tradizionale e non va confusa o ridotta a un semplice trattamento estetico.
Il primo approccio del medico parte da un’attenta valutazione dell’inestetismo, definendo un protocollo terapeutico personalizzato. Il vero professionista è quindi in grado di riconoscere l’entità dell’inestetismo e del disagio psicologico ad esso correlato, senza avallare richieste che alterino la fisionomia del paziente ma anzi ne confermino la naturalezza: deve quindi seguire eticamente la propria competenza e non le aspettative meramente estetiche del paziente.
Renato Torlaschi
I tre assiomi della medicina estetica
1. Sicurezza. In un settore dove l’invasività dei trattamenti è ridotta ai minimi termini, è fondamentale ricordare sempre che il medico estetico specificamente formato utilizza esclusivamente materiali di qualità e conformi alla regolamentazione nazionale ed europea al fine di ridurre l’insorgenza di eventi avversi, oltre a esercitare in strutture altamente attrezzate. Una normativa a livello europeo, infatti, esiste e alla luce del nuovo regolamento è ancora più stringente: l’utilizzo di prodotti non registrati può configurare illeciti anche a livello penale. Per il medico quindi, la sicurezza non si coniuga solo scegliendo prodotti legalmente disponibili, ma selezionando quelli su cui è già stata effettuata un’ampia sperimentazione in vivo.
2. Formazione. Tematica da sempre fondamentale, soprattutto per la nostra Società scientifica, la formazione post-universitaria, oltre che continua, conferisce al medico operatore quelle competenze teorico-pratiche necessarie per trattare i pazienti con elevata professionalità. I percorsi post-universitari del settore risultano quindi imprescindibili, anche se non tutti vengono strutturati e approfonditi come un percorso post-universitario di durata quadriennale. In questi ultimi, attraverso l’approfondimento teorici e pratici, il medico diplomato è in grado, applicando una corretta diagnostica, di individuare le problematiche del paziente e quindi proporre trattamenti preventivi e correttivi.
3. Gestione delle complicanze. La medicina estetica è una medicina sicura, reversibile, non invasiva, capace di incidere sullo stato psico-fisico del paziente in termini di qualità di vita, ma può comunque incorrere in alcune criticità. Si può trattare di problematiche di carattere temporaneo o permanente: dalle ustioni post- peeling alle ipercorrezioni con prodotti volumetrici, fino alla formazione di granulomi o corpi persistenti. L’attenzione quindi è sempre alta, e non è mai abbastanza. La sicurezza è veramente un tema in continuo aggiornamento: da quando è stato introdotto il sistema di sorveglianza, quindi l’effettiva possibilità di segnalare gli eventi avversi, si è registrata una crescita delle segnalazioni ricevute. Questo non va considerato come un reale aumento degli eventi avversi ma è da ricollegarsi alla maggiore attenzione del medico operatore.
Alberto Massirone








