Il melanoma ungueale è un tumore maligno e raro dell’unghia. Rappresenta lo 0,7-3,5% di tutti i melanomi ma ha una prognosi decisamente sfavorevole in quanto la sopravvivenza a 5 anni è solo del 15%, anche perché spesso la diagnosi è tardiva. Il paziente tipico è adulto di circa 50-70 anni e la localizzazione più frequente è rappresentata dal primo dito della mano o del piede. Nella sua forma più caratteristica, si manifesta come una banda scura lungo l’asse della lamina ungueale di un singolo dito (melanonichia longitudinale). Può causare anche distruzione della lamina ungueale, pigmentazione scura dei tessuti intorno all’unghia o un nodulo che sanguina. Ne abbiamo parlato con Emi Dika, professoressa associata, Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna.
Professoressa Dika, quali sono le novità in ambito diagnostico e di trattamento per il melanoma ungueale?
Le novità riguardano principalmente le tecniche diagnostiche innovative. L’utilizzo della dermatoscopia nella diagnosi di melanoma ungueale ci permette di effettuare una diagnostica differenziale con altre cause di pigmentazione a livello della lamina e dei tessuti periungueali. Noi utilizziamo la dermatoscopia sia a contatto diretto con la lamina e, in base alla pigmentazione osservata, possiamo differenziare macule pigmentate, le quali possono essere ad esempio dovute a cause esogene come ematomi subungueali, che rappresentano la causa più frequente di invio di pazienti con sospetto melanoma ungueale in quanto molto comune. Questo ci permette anche di formulare una diagnosi differenziale con tumori non melanoma, che possono causare un’attivazione dei melanociti e la produzione di pigmento che poi può essere scambiato per melanoma. In questi casi, si osserva non solo la lamina e la tipologia di pigmentazione ma tramite l’utilizzo dell’onicoscopia distale, cioè appoggiando il dermatoscopio a livello del margine libero, si osservano alcuni cambiamenti come l’ipercheratosi, che si presenta durante lo sviluppo di alcuni tumori come l’onicopapilloma e l’onicomatricoma, dunque ispessimenti della lamina dovuti a cause non melanocitarie. Noi utilizziamo queste tecniche e nuovi algoritmi che sono stati proposti in letteratura per differenziare il melanoma ungueale da altri tumori o cause non tumorali di pigmentazione.
Quali sono i principali trattamenti?
La prima linea di trattamento è rappresentata dalla chirurgia (amputazione, escissione en bloc). Come per le altre forme di melanoma cutaneo, abbiamo a disposizione terapie a bersaglio molecolare e immunoterapie per la gestione delle forme avanzate e per il trattamento adiuvante e neoadiuvante.
Ci sono novità nell’ambito degli approcci chirurgici?
I dati di letteratura mostrano che l’approccio conservativo con asportazione dell’apparato ungueale in toto offre un’ottima prognosi per quanto riguarda i melanomi in stadio iniziale se paragonato a una asportazione tramite disarticolazione, quindi di tutta la falange. Per i melanomi di stadio avanzato, invece, le evidenze scientifiche dicono che l’asportazione della falange interessata distale è sufficiente invece dell’amputazione dell’intero dito; quindi, una chirurgia più conservativa è stata proposta in letteratura per mantenere la funzionalità delle dita che sono importanti per tutto ciò che riguarda la vita quotidiana e funzionale e in relazione anche agli aspetti psicologici legati alla perdita di un intero dito per il paziente.
Lucia Oggianu








