Il peeling chimico (dall’inglese “to peel”, che significa “sbucciare”) è un atto medico che consiste nell’applicare sulla cute un acido organico o una miscela di essi, con conseguente rigenerazione dell’epidermide e rimodellamento del derma. A seconda della profondità di penetrazione dell’acido, possiamo distinguere: un peeling molto superficiale, qualora interessi il solo strato corneo, superficiale, se interessa la parte vitale dell’epidermide fino ai cheratinociti basali; medio, qualora si spinga fino al derma reticolare; e profondo, che interessa il derma papillare. Il medico, pertanto, può scegliere il tipo di peeling più adeguato, a seconda della problematica del paziente che ha di fronte e, correggendone i difetti, promuovere la bellezza della pelle.
Metodica conosciuta fin dall’antichità, primi cenni storici risalgono al tempo di Cleopatra, che soleva fare il bagno nel latte acido di capra allo scolo di ottenere una pelle più liscia e soffice.
Attualmente rappresenta uno strumento estremamente valido ed efficace per il medico che si occupa di medicina estetica, poiché consente di trattare diverse problematiche sia di natura estetica (crono e fotoaging), che patologica (acne, melasma, cheratosi), migliorando sempre la qualità e la luminosità della pelle.
Pertanto, seppure ci troviamo in un periodo in cui l’alta tecnologia spopola, ha comunque senso parlare ancora di peeling, perché si tratta di un trattamento maneggevole, facilmente replicabile, versatile, economico, imprescindibile nella nostra pratica quotidiana, sia per il medico alle prime armi, sia per quello con più vasta esperienza.
È dunque importante ridare nuova dignità a questa metodica e riappropriarcene come medici, dato che per molti anni si è creata notevole confusione con altre eseguibili presso i centri estetici.
Peeling chimico combinato
In particolar modo, vorrei descrivere un nuovo tipo di peeling chimico combinato, recentemente introdotto sul mercato Italiano.
Si tratta di un peeling chimico combinato, costituito cioè da una miscela di acidi, acido glicolico 10%, acido tricloroacetico 20% e fenolo 10%. Perché utilizzare un peeling chimico combinato di questo tipo?
L’acido glicolico è un alfa-idrossiacido, ossia una molecola piccola, idrofilica, dotata di proprietà cheratolitiche superficiali. Ha la funzione di esfoliare gli strati epidermici superficiali, di accelerare il turn-over cellulare e di promuovere in maniera più efficace la penetrazione del TCA e del fenolo.
Il TCA 20% è un acido monocarbossilico, derivato dell’acido acetico, il suo effetto è dose dipendente (maggiore è il numero di strati applicati, maggiore è la profondità di penetrazione del peeling), il suo effetto dipende anche da molti altri fattori. È un acido che determina una necrosi coagulativa delle proteine, visibile clinicamente con un fenomeno che si chiama “frost”, ovvero formazione di una patina biancastra più o meno uniforme a seconda della quantità di acido che è stata applicata. Il suo effetto consiste nel determinare un miglioramento della qualità della pelle, riduzione delle microrugosità e dei pori, riduzione delle lentigo solari.
Ma veniamo alla molecola che da tempo non veniva più utilizzata in Italia, il fenolo.
Il fenolo, da un punto di vista chimico, è un idrossibenzene, derivato dal catrame.
Dalla letteratura si evince che alte concentrazioni di fenolo, come quelle adoperate in passato, potevano determinare problemi di nefrotossicità e cardiotossicità e anche problemi respitatori. Alla concentrazione del 10% e applicato su una superficie così ridotta come il volto, non determina questo tipo di problematiche, anzi, potenzia l’effetto di rinnovamento cellulare del TCA, del quale riduce l’azione di bruciore, essendo il fenolo dotato di effetto analgesico.
Ciò ben si presta a essere utilizzato nel trattamento del foto e cronoaging, delle cicatrici post acneiche, delle lentigo solari. Questo è molto comodo per i pazienti e quindi anche per i medici.
Il numero di sessioni è variabile a seconda dell’entità del problema ed è sicuramente da riservare ai periodi autunnali e invernali, raccomandando al paziente di non esporsi al sole dopo la procedura, ma di adoperare con costanza un filtro solare protezione elevata da rinnovare più volte al giorno e una crema lenitiva.
La sinergia delle tre diverse molecole ottimizza l’azione e garantisce un visibile miglioramento della pelle. Offre un vero confort ai pazienti e ben si presta a essere utilizzato nel trattamento del foto e crono aging.
Come avviene la procedura
Step uno: preparazione della cute, un passo fondamentale assolutamente da non trascurare. Un’adeguata preparazione della pelle del paziente consente infatti di rimuovere le cellule dello strato corneo più superficiale e di far penetrare il peeling in maniera più omogenea. Viene eseguito con una schiuma a base di acido glicolico al 15% che viene poi risciacquata dal volto del paziente.
Step due: applicazione del peeling. Il suggerimento, in occasione della prima seduta e di cute particolarmente reattiva, è quello di non esagerare col numero di strati in maniera tale da saggiare la reattività della cute del paziente.
Si osserverà la comparsa del frost (patina bianca), più o meno omogeneo a seconda dello spessore della pelle e del numero di strati di acido che abbiamo applicato.
Step tre: applicazione della crema post-peel e raccomandare al paziente di non risciacquare il volto per almeno 4-8 ore.
Cosa aspettarsi dopo il peeling
Il giorno del trattamento la cute sarà eritematosa e si potrà avere una sensazione di leggero bruciore, ben tollerata con l’applicazione di una crema lenitiva.
Nei giorni successivi, comparirà la desquamazione (solitamente in seconda/terza giornata), tipicamente lamellare e di colorito brunastro a seconda del livello di frosting. Il paziente deve continuare a idratare, utilizzare in maniera rigorosa il filtro solare, e solitamente la restitutio ad integrum si ha in 7-10 giorni.
Lucia Calvisi, Dermatologa, responsabile Centro di Dermatologia e Medicina Estetica Cagliari









