
Carlo Gasperoni
Una rinoplastica, anche ben eseguita, può non dare il risultato sperato e interventi successivi possono rendersi necessari. La tecnica chiusa altera le componenti anatomiche in modo che possano essere ritrovate e modificate anche quando è opportuno un ritocco
L’intervento di rinoplastica può essere eseguito con diversi approcci. Tra questi, la rinoplastica chiusa, pur modificando le cartilagini e le ossa del naso, è una tecnica rispettosa dell’anatomia e permette di raggiungere bellezza, naturalezza e una respirazione normale del naso.
Carlo Gasperoni, chirurgo plastico, già professore di chirurgia estetica alla scuola di specializzazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, spiega questo approccio nel nuovo libro “Rinoplastica chiusa”, edito da Griffin-Acta Medica, che costituisce una guida pratica derivata da cinquanta anni di esperienza dell’autore con questa tecnica chirurgica.
Professor Gasperoni, quali sono i vantaggi della via chiusa laddove è possibile e più indicato praticare questa strada?
La rinoplastica può essere eseguita con tre diversi approcci: chiusa, aperta e preservation. Ognuna ha una storia. La rinoplastica chiusa è stata la prima, proposta da Joseph, e ha il vantaggio di essere poco traumatica e di alterare la conformazione delle varie componenti anatomiche in modo che rimangano sempre presenti e possano essere ulteriormente trovate e modificate se si rendesse necessario un ritocco. Lo svantaggio è che è difficile insegnarla, perché per imparare occorre vedere e capire, cosa che è alla portata solo di chi aiuta nell’intervento. Una volta però capiti i principi su cui si fonda, l’apprendimento viene facilitato. Questo libro costituisce una guida pratica e allo stesso tempo ragionata che scaturisce da 50 anni di esperienza con questa tecnica, che ne facilita il processo di apprendimento.
La rinoplastica aperta permette una visione chiara a chi impara, ma ha la caratteristica di essere molto traumatica e altera in maniera decisa l’anatomia. Siccome anche in migliori mani i ritocchi sono a volte necessari, quando si va a operare ci si trova di fronte a un’anatomia non prevedibile, con innesti utilizzati in tutti i casi, e non sporadicamente come nella chiusa, e che sono posti in modo imprevedibile. Con essa non si può quindi assicurare al paziente la certezza di un miglioramento.
I grandi sostenitori della rinoplastica aperta hanno fatto una marcia indietro dicendo che sarebbe opportuno tornare a una tecnica meno aggressiva e hanno quindi rispolverato la tecnica di Cottle, degli anni Cinquanta, che non prevede significative alterazioni dell’anatomia. La preservation è comunque complicata, anche se molto meno traumatica della tecnica aperta.
La mia filosofia è che se ci sono due modi di raggiungere un risultato, quello più semplice è quello che darà meno problemi pertanto il ritorno alla chiusa torna di grande attualità.
Prima di effettuare una rinoplastica, l’ispezione delle cavità nasali è certamente una fase molto importante. Quali sono i passi fondamentali? Vi sono esami strumentali imprescindibili prima di eseguire l’intervento?
Una buona anamnesi con un ascolto della condizione vissuta e raccontata dal paziente è fondamentale. Una visita con rinoscopia già mette in grado di valutare abbastanza bene la condizione da operare. Una TAC può essere opportuna per diagnosticare in modo inequivocabile la condizione anatomica da affrontare, specie se la rinoscopia non permette una chiara visione delle cavità nasali.
Quando è presente una deviazione del setto nasale, la correzione si rende necessaria. Quali sono le tipologie di deviazione di più frequente riscontro e perché è importante la correzione?
La maggior parte delle deviazioni è dovuta al passaggio nel canale del parto dove la rotazione che ivi avviene lussa il setto, che crescerà inclinato, ostruendo il pavimento della cavità nasale sinistra e deviando la piramide a destra. Un’altra causa di deviazioni sono i traumi che deviano il setto e/o il naso anche verso destra. La rimessa in asse del setto è necessaria non solo per un normale aspetto estetico, ma anche per una corretta respirazione.
Trattamento dei turbinati: in alcuni casi, può essere opportuno ridurli. Quando e perché questo si rende necessario e quali sono gli approcci descritti nel testo?
I turbinati sono dei regolatori del flusso di aria nella cavità nasale. Per svolgere questo compito hanno bisogno di un setto dritto altrimenti dal lato in cui lo spazio è maggiore, perché il setto è più lontano, si ipertrofizzano lavorando male, e quando il setto viene riportato sulla linea mediana devono essere ridimensionati. Nel testo si descrive la tecnica con apparecchi a radiofrequenza che attualmente è la migliore.
Nel libro si dedica attenzione anche alle osteotomie: una volta asportato il gibbo, stringere le pareti laterali è importante al fine di ridare una forma piramidale al naso ma non solo per questo. Cosa può comportare la mancata esecuzione di tale tempo?
La mancata esecuzione delle osteotomie dopo l’asportazione del gibbo lascia le pareti nasali lontane, la mucosa viene a contatto con la pelle e può provocare dolori scatenati da basse temperature. Esteticamente la piramide nasale diventerebbe una piramide tronca esteticamente inaccettabile.
Il volume approfondisce con cura anche l’utilizzo degli innesti cartilaginei, utili per migliorare la performance respiratoria ma anche come riempitivo. Quali sono le finalità di utilizzo?
Gli innesti possono avere finalità estetiche ma anche funzionali come gli spreader grafts, che possono essere utili per garantire la funzionalità della valvola di Mink. Gli innesti hanno decine di utilizzazioni e lascio ai lettori l’approfondimento attraverso la lettura di questo libro.
Lucia Oggianu








