
Francesco Stagno d’Alcontres
Il congresso Sicpre quest’anno punta sul coinvolgimento dei giovani chirurghi e sulla grande partecipazione di relatori internazionali per creare un’occasione di confronto e di crescita professionale in chirurgia plastica estetica e ricostruttiva
Il 72esimo congresso della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva-rigenerativa ed estetica (Sicpre) è in programma dal 10 al 12 ottobre al Delta Hotels by Marriott a Giardini Naxos (www.sicpre2024.it). A presiederlo sarà Francesco Stagno d’Alcontres, docente di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università di Messina, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica presso lo stesso ateneo e direttore dell’Unità di Chirurgia plastica nell’Azienda ospedaliera universitaria di Messina. Il congresso propone sessioni animate da contenuti proposti direttamente dai partecipanti su uno dei 21 topic individuati. «Abbiamo voluto confermare questo format – spiega il presidente – non solo perché pensiamo che possa garantire maggiore vivacità all’evento, ma perché vogliamo che i giovani tornino a innamorarsi della nostra disciplina e rafforzino il più possibile il legame con la Sicpre che oggi, più che mai, ha bisogno di loro».
Professor Stagno d’Alcontres, la rinoplastica è uno dei temi protagonisti del congresso Sicpre. Come sono cambiate le tecniche nel corso degli anni?
Nel tempo si sono susseguiti diversi cicli e fasi nell’approccio a questo intervento. Possiamo considerare “escissionale” quella che è iniziata attorno al 1935 ed è durata per quasi 50 anni, con risultati estetici e funzionali non particolarmente positivi e soprattutto non stabili nel tempo. Dal 1985 abbiamo assistito all’affermarsi di un approccio progressivamente più conservativo, con l’utilizzo di innesti di cartilagine, di osso o fasciali, tendenza oggi sicuramente dominante. Nel corso dei decenni, siamo passati dalla rinoplastica chiusa a quella aperta – che prevede di incidere la cute della columella per esporre i tessuti della piramide nasale e poterli così modificare a cielo aperto – fino alla tecnica ibrida, una sorta di via di mezzo tra la rinoplastica aperta e quella maggiormente conservativa, la cosiddetta “preservation rhinoplasty”.
Quali sono le tendenze che si stanno affermando in questo ambito?
La tendenza più forte è sicuramente quella verso un naso armonioso ed equilibrato, ma soprattutto dall’aspetto naturale e con un’ottima funzionalità. Un altro elemento verso il quale c’è molta attenzione è la stabilità del risultato nel tempo. Quindi un naso che “non crolli” e che con il passare degli anni non perda la sua proiezione e armonia. Come si è capito dall’esperienza, un naso con queste caratteristiche è innanzitutto un naso che in sede di intervento è stato rispettato nelle sue strutture anatomiche, dalle ossa nasali, alle cartilagini, fino ai legamenti che ne determinano la funzione. Ecco il successo della preservation rhinoplasty, approccio conservativo che utilizza tecniche miste e, quando indicata correttamente, permette di raggiungere risultati decisamente migliori.
Rinoplastica aperta o chiusa: quale scegliere?
Un tempo la rinoplastica aperta era praticamente riservata alle rinoplastiche secondarie. Poi questa tecnica ha riscosso maggior successo, proprio per il vantaggio di accessi e manovre più facili. Detto questo, in linea di massima ogni specialista sceglie di operare secondo la propria manualità, perfezionandosi progressivamente in uno di questi due approcci. Del resto, la rinoplastica è un intervento complesso che prevede una curva di apprendimento molto lunga. Ragionevole pertanto che ognuno si specializzi nella tecnica open oppure closed.
Quali sono i principali strumenti innovativi utilizzati in rinoplastica?
Il principale strumento innovativo utilizzato oggi è il piezotomo, dispositivo a ultrasuoni che consente di modificare le ossa in modo poco traumatico. Sostituisce la raspa manuale, lo scalpello e il martello che si usavano un tempo e permette di operare in un ambiente completamente esangue. Non avere versamenti di sangue vuol dire non avere ecchimosi nel post-operatorio e pertanto una convalescenza più veloce e più “facile”.
Quali sono i criteri per determinare se un paziente è un buon candidato per la rinoplastica?
Data la dominanza di una struttura anatomica così baricentrica come il naso, l’intervento che ne modifica l’aspetto ha un impatto sull’espressione del viso e sul sorriso. Per questo è fondamentale che il paziente sia psicologicamente equilibrato e convinto di una scelta che può migliorare la qualità della vita e la sicurezza personale. Tecnicamente la rinoplastica rappresenta una chirurgia voluttuaria, nel senso che non è necessaria e non salva la vita, ma spesso ha un forte impatto psicologico, se non addirittura psichiatrico.
Ci sono limitazioni o controindicazioni?
Dal mio punto di vista, le controindicazioni principali sono rappresentate dalla mancanza di convinzione, dalle aspettative non realistiche e dal profilo psicologico instabile. Personalmente evito di operare pazienti nei quali individuo queste caratteristiche. Un altro limite è per me rappresentato da obiettivi non condivisi. Il naso che punto a ottenere con una rinoplastica è armonico rispetto alla fronte, al mento, alla mandibola, agli occhi. E questo non necessariamente vuol dire un “nasino”.
Quali sono i rischi e le complicanze più comuni?
Il primo rischio – ovviamente immaginando un intervento eseguito da un chirurgo preparato, che si è svolto in un setting adeguato, sterile e alla presenza di anestesisti rianimatori – è rappresentato da risultati estetici diversi dalle attese. Il dorso può risultare più alto o basso di quello che il paziente si immaginava e la punta può essere più o meno larga, sostenuta o lunga. Nel 5-10% dei casi il dorso presenta in termini obiettivi piccole irregolarità, apprezzabili specialmente al tatto. Per quanto riguarda le complicanze funzionali, le maggiori sono rappresentate da insufficienza respiratoria per una ridotta azione valvolare o dal permanere della deviazione del setto e da ipertrofia dei turbinati.
Come si interviene in questi casi?
Innanzitutto instaurando un dialogo franco e realistico con il paziente. Eventuali piccoli problemi vengono solitamente affrontati e risolti con un ritocco in sala operatoria e anestesia locale. Solo in alcuni casi è necessario un intervento più importante, in sedazione profonda. È sempre importante specificare al paziente che nella rinoplastica si interviene su mucose, cartilagini e ossa. Questi tessuti cicatrizzano con tempi e modi differenti e, se trattati aggressivamente, possono anche entrare in conflitto funzionale ed estetico e compromettere il risultato finale. La cicatrizzazione è un processo in gran parte geneticamente determinato, pertanto al di fuori del controllo del chirurgo. Tutto questo per dire che l’intervento può essere stato eseguito a regola d’arte, ma aver ancora bisogno di un ulteriore miglioramento, che di solito si ottiene con un ritocco.
Come si bilanciano gli aspetti estetici e funzionali nella rinoplastica?
Occorre pianificare l’intervento con attenzione e rispettare le strutture anatomiche, in modo da ottenere un naso di aspetto gradevole e corretta funzionalità. L’intervento estetico non può prescindere dall’aspetto funzionale, né comprometterlo. La valutazione respiratoria è pertanto molto importante e durante lo stesso intervento è possibile modificare entrambi gli aspetti. Prima di una rinoplastica, eseguo la valutazione clinica e strumentale con una TC Cone beam 3D della piramide nasale che consente di cogliere dimensioni, deviazioni, individuare ingrossamenti e che mi guida nella programmazione operatoria.
Renato Torlaschi









