
Emanuele Bartoletti
L’evidence based medicine in medicina estetica rappresenta una grande sfida. La Società italiana di medicina estetica mette al centro del suo congresso annuale proprio il tema della ricerca scientifica e per incoraggiarla istituisce un gruppo di studio dedicato
Tornare a organizzare un congresso tradizionale, con la possibilità di incontrarsi, vedersi, scambiare saluti, abbracci ed esperienze: è stata prima una speranza e poi una realtà per la Società italiana di medicina estetica (Sime), che dal 16 al 18 luglio riunisce i più importanti specialisti del settore presso il Centro Congressi Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel & Resort.
La consueta ricchezza delle tematiche affrontate caratterizza anche questa 42esima edizione del congresso Sime, che si svolge congiuntamente alla 16esima dell’Accademia italiana di medicina anti-aging (Aimaa).
Il tema centrale è uno tra i più importanti per tutta la medicina, e particolarmente delicato per quella estetica: la evidence based medicine. Tabloid di Medicina Estetica ne ha parlato con il presidente della Sime, Emanuele Bartoletti, direttore della Scuola internazionale di medicina estetica e direttore scientifico del Servizio ambulatoriale di medicina estetica presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Roma.
Professor Bartoletti, quali sono le difficoltà nel produrre evidenze scientifiche in medicina estetica?
La medicina estetica è una branca medica e come tale dipende dall’evidenza scientifica, nel senso che tutti i trattamenti devono inevitabilmente avere una attestazione scientifica che ne provi l’efficacia e l’innocuità. Eppure, in medicina estetica, lavori scientifici e sperimentazioni condotte in modo rigoroso sono più difficili da ottenere.
Una delle ragioni è che in medicina estetica non si usano farmaci, ad eccezione della tossina botulinica; gli altri prodotti sono presidi medici, che per essere autorizzati non hanno la necessità legale di avere una produzione scientifica a supporto, ma solo una documentazione molto meno approfondita.
I filler, per esempio, appartengono alla classe dei presidi medici: in medicina estetica vengono utilizzati in grandi quantità, ma per essere messi in commercio hanno solo bisogno di una dichiarazione CE di conformità della produzione. Le richieste di prove scientifiche di efficacia e innocuità sono veramente molto basse, tanto che spesso non soddisfano appieno le esigenze di credibilità di un prodotto; lo dimostra il fatto che abbiamo assistito più di una volta a prodotti che compaiono sul mercato, vengono utilizzati per cinque o sei mesi e poi vengono ritirati perché danno problemi.
Inoltre, queste sostanze vengono utilizzate su pazienti sani e se la loro innocuità (oltre che efficacia) non è provata con sperimentazioni cliniche ben fatte, rischiamo di far ammalare un paziente che prima era in buona salute, cosa assolutamente inconcepibile. Come in ogni ambito della medicina, anche le terapie di medicina estetica possono avere complicanze o effetti collaterali. Ma se si può accettare l’eventualità dell’allergia di un paziente a una certa sostanza, non è ammissibile che si verifichino eventi avversi dovuti alla cattiva qualità di un prodotto non sufficientemente sperimentato.
Quali altre difficoltà ci sono nel fare ricerca scientifica?
Un altro problema deriva dal fatto che la maggioranza dei medici estetici è costituita da liberi professionisti, che raramente hanno alle spalle un’università o una struttura di ricerca, ed è ovvio che in queste condizioni condurre studi scientifici è più complicato. Io ho la fortuna di lavorare al Fatebenefratelli, che è un ospedale e uno dei pochi centri di ricerca clinica in Italia dedicati alla medicina estetica.
Coloro che si dedicano alla libera professione accumulano esperienze che sarebbero preziose se incanalate in un’ottica di ricerca scientifica, ma le riviste più qualificate pubblicano raramente lavori senza l’autorizzazione di un comitato etico e senza una struttura di sperimentazione ben fatta.
Come si muovono in questo ambito le aziende?
Ci sono molte aziende che si impegnano nella produzione scientifica, proprio perché esiste una lacuna nella ricerca autonoma. Ne risulta però che molte delle pubblicazioni sono sponsorizzate: possono anche essere fatte bene, ma non bisogna dimenticare che non sono indipendenti.
In questo scenario, dobbiamo cercare di convincere i medici a usare esclusivamente sostanze che siano state sperimentate e ai pazienti di fidarsi di quello che consiglia il medico e non delle terapie a bassissimo costo che hanno invaso il mercato. Purtroppo sono molto diffusi prodotti e macchine cinesi che hanno un marchio CE di “made in China”, ma non dispongono di una autorizzazione europea.
È possibile capitalizzare ai fini della ricerca scientifica le singole esperienze disperse inserendo i professionisti in una sorta di rete?
È proprio quello che la Sime sta cercando di fare. Abbiamo istituito un gruppo di studio dedicato alla ricerca. Con il contributo di molti dei nostri soci, stiamo conducendo studi osservazionali con metodologie rigorose, che possano dar origine a pubblicazioni sulle riviste scientifiche di settore.
Inoltre la Società si è dotata di alcune apparecchiature necessarie per l’oggettivazione dei risultati, elemento essenziale per la ricerca ma talvolta problematico in un settore in cui non possiamo ad esempio fare biopsie, se non in casi molto rari. Dispositivi in grado di misurare oggettivamente alcuni parametri, come la profondità e l’ampiezza delle rughe e delle smagliature, sono dunque preziosi e ci consentono di andare oltre quegli studi i cui risultati derivano solo da questionari di autovalutazione dei pazienti o dei medici.
Questi macchinari – per esempio un ecografo ultrastrutturale a 20 MHz per l’analisi cutanea e una macchina fotografica tridimensionale che dà una valutazione numerica dei volumi – sono messi a disposizione di tutti i soci che vogliano impegnarsi nella ricerca.
Infine, il Consiglio direttivo ha deciso di devolvere il 10% delle entrate derivate delle quote sociali per la ricerca. Ogni anno faremo un bando per progetti di ricerca che verranno valutati da un gruppo di esperti esterni, tutti universitari, che sceglieranno il progetto con le caratteristiche migliori per meritare di essere supportato con un contributo. Siamo alla prima edizione, ma pensiamo che in questo modo riusciremo a incrementare l’interesse dei soci verso la ricerca ben fatta.
Renato Torlaschi
FOCUS AL VOLTO AL CONGRESSO SIME: NO A INFILTRAZIONI ECCESSIVE DI FILLER, IN UN BEL VISO DEVONO COESISTERE LUCI E OMBRE_Tra le numerose sessioni che arricchiscono il congresso nazionale Sime 2021 (www.lamedicinaestetica.it), ce ne sono due dedicate al volto, il distretto per certi versi più delicato, in cui i risultati dei trattamenti sono immediatamente visibili.
La prima è intitolata “Luci e ombre sul volto”: «È una sessione che mi è molto cara – ha dichiarato Emanuele Bartoletti – perché si prende atto del fatto che purtroppo negli ultimi anni abbiamo assistito a infiltrazioni eccessive di filler, per la voglia di ottenere un drastico effetto lifting dei tessuti che con l’eta tendono a cadere, soltanto riempiendoli e quindi ottenendo un effetto di palloncino gonfio. Oggi si comincia finalmente a rendersi conto che in un bel volto, sia maschile che femminile, devono essere presenti anche delle ombre. Si può anche ottenere un cambiamento importante della morfologia del volto di una paziente, ma non lo si può fare in una o due sedute, bisogna arrivarci pian piano, migliorando una zona per volta; devono essere rispettati i tempi necessari per il miglioramento, oltre che, naturalmente, le specificità di ogni singolo volto».
L’altra sessione, “Facial beautification: cosa ha cambiato il mio risultato”, sarà tenuta da esperti internazionali di grande levatura, che condivideranno i loro segreti e insegneranno ai congressisti quelle accortezze che, applicate alla pratica clinica quotidiana, li hanno portati a diventare medici di rifermento e opinion leader.
Nel corso del congresso è prevista anche una sessione sui gas in medicina estetica, sessioni sul Perfect Smile, sull’estetica dei glutei, sull’approccio estetico globale del collo. Non mancheranno sessioni sulla medicina estetica ricostruttiva, sulla medicina rigenerativa con particolare riguardo al Prp che oramai, secondo le pubblicazioni degli ultimi tempi, ha dato prova scientifica di grande utilità nella correzione e prevenzione dell’invecchiamento cutaneo. E infine, una sessione dedicata al ruolo del medico estetico nel trattamento delle ulcere diabetiche.








