
Lucio Tunesi
Usare solventi non convenzionali come alternativa alla soluzione fisiologica, riporre troppa fiducia nelle proprie abilità, dimenticare il ruolo delle espressioni nell’armonia del volto: sono alcuni degli errori più comuni commessi dai medici nei trattamenti con tossina botulinica
Sono trascorsi vent’anni da quando la tossina botulinica ha ricevuto l’autorizzazione per l’utilizzo a fini estetici in Italia: da allora si sono evolute le applicazioni ed è cresciuto esponenzialmente il numero di trattamenti. Ma non sono mancati nemmeno gli errori, riconducibili quasi sempre ad alcuni punti in comune. «I trattamenti con la tossina botulinica sono semplici, ma non per questo facili» sintetizza Lucio Tunesi, trent’anni di esperienza in medicina estetica, considerata un’arte che richiede esperienza e attenzione ai dettagli.
Dottor Tunesi, quali sono secondo lei gli errori più frequenti commessi dai medici estetici nell’utilizzo della tossina botulinica?
Sono cinque gli errori più frequenti che mi è capitato di riscontrare. Primo, utilizzare solventi alternativi alla soluzione iniettabile di sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%), l’unica approvata dall’Agenzia italiana del farmaco. Miscelare due sostanze indipendenti significa costituirne una terza, paradossalmente un altro farmaco differente da quello autorizzato e immesso nel mercato, con tutti i rischi che ne possono conseguire: potrebbe addirittura configurarsi una violazione corrispondente all’ art. 445 del codice penale. Utilizziamo quindi la tradizionale soluzione fisiologica.
Il secondo sbaglio consiste nel fidarsi troppo della propria bravura, atteggiamento che può portare a superficialità o scarsa attenzione, spesso origine di errori (valutazione, tecnica, somministrazione) che esitano in risultati poco brillanti, quando non gravati da effetti collaterali indesiderati. Per questo bisogna sempre mappare l’area da trattare, per ogni paziente e per ogni trattamento. Terzo errore è riporre un’eccessiva fiducia nel muscolo frontale, unico elevatore presente nel terzo superiore: alle variabili anatomiche si sommano quelle della reattività alla tossina botulinica. L’inaffidabilità è da controbattere con la prudenza, utilizzando basse dosi da correggere, se necessario, in un momento successivo. Il quarto atteggiamento errato consiste nel fidarsi troppo del risultato, senza rivedere il/la paziente a 15 giorni di distanza dal trattamento. Questo consente di valutare il proprio operato ed eventualmente di correggerlo. Ultimo errore: preoccuparsi più delle rughe che dell’equilibrio. Non bisogna porsi come obiettivo la scomparsa dei segni di invecchiamento senza considerare il ruolo, fondamentale, delle espressioni nell’armonia del volto.
Quali sono i suoi consigli per ridurre al minimo il rischio di errori?
Per ottenere risultati armoniosi e naturali con la tossina botulinica è cruciale comprendere non solo l’aspetto estetico, ma anche la funzionalità anatomica del viso e dei muscoli coinvolti. La pazienza e la concentrazione durante le procedure sono essenziali per evitare errori, che spesso derivano dalla fretta. È fondamentale osservare attentamente i movimenti facciali dei pazienti durante la visita per preservare le loro caratteristiche distintive. Attualmente, ci sono cinque formulazioni autorizzate dall’Agenzia italiana del farmaco per l’uso estetico della tossina botulinica, ognuna con piccole differenze, ma di fatto identiche, con la stessa base molecolare. La scelta della formulazione dipende dall’operatore e dalla tecnica di somministrazione. Per questo è importante rimanere costantemente aggiornati sulle ultime novità del settore e pianificare follow-up regolari, specialmente con i nuovi pazienti, per valutare la reattività della muscolatura e correggere eventuali asimmetrie. Ridurre al minimo il rischio di errori richiede formazione continua e attenzione ai dettagli durante ogni fase del processo.

Potrebbe condividere con noi un caso clinico in cui è stato commesso un errore durante la somministrazione della tossina botulinica?
Mi è capitato un caso in cui accidentalmente ho centrato un capillare sulla coda del sopracciglio, causando un ecchimosi di 5-6 millimetri e un trasferimento di parte dell’iniettato nella muscolatura della palpebra superiore. Ciò ha provocato un rilassamento della muscolatura palpebrale superiore con una parziale ptosi palpebrale che si è risolta nel giro di un mese e mezzo. È stato importante per me sostenere la paziente, coltivando il rapporto medico-paziente e aiutandola a ritrovare la serenità. Successivamente ha ripreso regolarmente i trattamenti.
Come ha visto cambiare negli anni la tecnica di somministrazione della tossina botulinica?
All’inizio l’obiettivo era ottenere un effetto “frozen”, bloccando completamente i muscoli, ma questo limitava l’espressività facciale. Ora ci concentriamo maggiormente sul ruolo funzionale dei muscoli per mantenere un equilibrio armonioso e un aspetto naturale. Dal punto di vista tecnico abbiamo abbandonato il trattamento standardizzato per adottare approcci personalizzati, con una mappatura precisa dei punti di iniezione per ogni paziente.
L’Italia, secondo i dati Isaps, è l’unico Paese al mondo in cui i trattamenti con tossina botulinica sono meno diffusi rispetto a quelli con acido ialuronico: quali sono secondo lei i motivi?
In Italia c’è stato un misunderstanding sui media riguardo ai trattamenti con tossina botulinica, spesso associati a immagini di volti gonfi e innaturali, che non rispecchiano la realtà. Questo pregiudizio persiste ancora oggi, nonostante la comprovata sicurezza ed efficacia della tossina botulinica. Ho condotto numerosi studi per dimostrare la sicurezza e l’efficacia della tossina, registrando dati di avversità ancora più bassi rispetto ai dati, già esigui, internazionali. Tuttavia, la diffidenza persiste in alcuni pazienti, ai quali provo a suggerire un approccio graduale. I trattamenti con tossina botulinica si dimostrano infatti altamente efficaci per effetto e durata: se lo provano, i pazienti lo capiscono subito. Certo, per avere dei risultati ottimali bisogna aver studiato e continuare ad aggiornarsi.
Silvia Perfetti








