
Claudio Ligresti
La cura delle patologie ulcerative cutanee e dei tessuti profondi rappresenta per alcuni operatori sanitari un campo molto complesso e allo stesso tempo poco conosciuto, che offre innumerevoli possibilità terapeutiche da approfondire
La gestione delle ferite difficili è un ambito che coinvolge medici, infermieri, fisioterapisti, podologi e farmacisti, che incontra notevoli difficoltà dovute alle svariate tipologie di lesioni cutanee e alle loro origini, spesso complicate da forme patologiche tra loro intrecciate e che, talvolta, peggiorano per l’attuazione di terapie non idonee.
Claudio Ligresti, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, direttore dell’Italian Academy Wound Care (Iawc), affronta questo tema nel libro “Wounds – Management delle ferite difficili e ulcere cutanee” edito da Griffin-Acta Medica, accompagnando il lettore nello studio delle varie patologie e delle terapie più idonee da utilizzare attraverso esempi pratici di casi clinici.
Professor Ligresti, quali sono le finalità del volume? E a chi si rivolge?
Il libro vuole essere di facile consultazione da parte di varie categorie di operatori sanitari impegnati nella cura delle ferite difficili. Infatti, l’opera è suddivisa in tre sezioni, una dedicata alla patologia, una dedicata alla terapia e una dedicata ai casi clinici. In tal modo, chi desidera può consultare solo la sezione terapia o casi clinici perché già edotto e informato bene sulla patologia in questione. Altri, invece, meno preparati sull’argomento potranno leggere di ogni patologia tutto ciò che desiderano, dalla eziopatogenesi ai casi clinici.
Come si articola la gestione delle ferite post-traumatiche?
Le ferite post-traumatiche che giungono al pronto soccorso possono avere differenti stadi di gravità che devono essere diagnosticati molto bene dai medici in urgenza. Purtroppo, a volte, tali ferite nascondono insidie e trappole per i medici meno esperti, che non riconoscono lesioni profonde dei tendini o neurologiche, che possono provocare gravi complicanze al paziente nonché contenziosi medico-legali.
Pertanto, è molto importante anche l’osservazione a distanza in ambulatorio per assicurare al paziente un corretto follow-up.
Le ferite post-chirurgiche, anche dopo interventi di tipo estetico, possono complicarsi e aprirsi. Cosa fare in questi casi?
Anche la chirurgia estetica non è esclusa da complicanze generiche, come ad esempio emorragia, infezione, deiscenza della ferita, produzione di cicatrici patologiche. È importante che gli specialisti in chirurgia estetica conoscano tali complicanze e sappiano affrontarle nel miglior modo possibile. Occorre infatti ricordare che il wound care rappresenta per alcuni operatori sanitari un campo poco conosciuto per i molteplici aspetti che esso contiene e per le possibilità terapeutiche variegate che può offrire.

Ferita post intervento di chirurgia estetica
Ulcere cutanee: chi le deve curare?
Le ulcere cutanee rappresentano spesso un’evoluzione patologica delle ferite o la manifestazione cutanea di gravi alterazioni metaboliche, come il diabete mellito, o di gravi patologie di tipo vascolare. In genere, i primi operatori sanitari chiamati all’osservazione di tali pazienti sono gli infermieri, soprattutto nei reparti di lungodegenza e/o case di riposo, dove l’allettamento prolungato può portare a lesioni di tipo pressorio con ulcerazioni gravi al sacro, trocanteri, talloni, ecc. Tra le varie specialità mediche, certamente i chirurghi plastici hanno le competenze per valutare e curare i pazienti con ulcere cutanee complesse anche con tecniche chirurgiche sofisticate, di pertinenza esclusiva di questa specialità.
Le nuove frontiere della riparazione dei tessuti sono dipendenti dalla ricerca: a che punto siamo?
La ricerca scientifica ha determinato grandi passi avanti nel wound care. Fino a 20 anni fa non esisteva la VAC terapia, una terapia a pressione negativa capace di ridurre notevolmente i tempi di guarigione. Allo stesso modo posso ricordare la nascita delle medicazioni “avanzate”, ovvero di medicazioni “intelligenti”, in grado di interagire con il fondo dell’ulcera, in modo differenziato, garantendo disinfezione, così come l’assorbimento dell’essudato in eccesso e la riepitelizzazione.
Ma la medicina rigenerativa, comparsa da una decina di anni, ha determinato una decisiva svolta verso una guarigione con cicatrizzazione migliore, più elastica e con minor rischio di recidive, grazie all’uso delle piastrine, del grasso trapiantato e delle matrici dermiche, vere e proprie impalcature dermiche necessarie per un miglior attecchimento degli innesti cutanei, così come per un miglior risultato nell’uso dei lembi.
Lucia Oggianu








