Soddisfatti del loro lavoro e capaci di instaurare un rapporto di fiducia con i loro pazienti, ma stressati da un carico eccessivo e dalla difficoltà di conciliare la professione con la vita privata, tanto che due su tre hanno vissuto episodi di burnout: è il ritratto dei chirurghi plastici italiani che emerge da uno studio condotto dai ricercatori Villa Bella Clinic su un campione di 430 professionisti.
Secondo l’indagine, curata dalla dottoressa Mariachiara Fabbri, il 64,7% dei medici ha vissuto almeno un episodio di burnout, la sindrome da esaurimento fisico ed emotivo causata da uno stress cronico sul posto di lavoro. A determinarlo sono soprattutto il carico di lavoro (51,7%), la gestione di pazienti molto esigenti (41,6%) e le difficoltà di conciliare vita privata e professionale (33,8%).
In questo contesto, una parte significativa degli intervistati si è sentita solo parzialmente supportata (45,3%) o per nulla supportata (28,4%) dai colleghi nei momenti di difficoltà.
Sul fronte del rapporto con i pazienti, il 58,6% degli intervistati ha riferito di aver vissuto episodi spiacevoli, causati principalmente da aspettative irrealistiche che in alcuni casi possono avere origine da patologie come la dismorfofobia. Non manca però la segnalazione di pazienti che cercano di ottenere trattamenti gratuiti o scontati attraverso veri e propri comportamenti manipolatori o aggressivi.
Medici donna: resistono stereotipi e pregiudizi di genere
Nonostante il numero di donne in formazione e nella professione sia in crescita, i pregiudizi culturali continuano a pesare: il 73% delle chirurghe percepisce un diverso trattamento da parte dei pazienti a causa del proprio genere, e non mancano i casi di pazienti che chiedono di essere operati da un medico uomo. Mentre gli uomini dichiarano raramente di essere penalizzati dal genere, le donne vivono una realtà opposta: il 96,7% di chi si sente escluso dalle dinamiche di carriera e l’83,3% di chi riceve commenti sessisti appartengono al mondo femminile.
La bilancia pende nettamente sul piatto femminile anche sul fronte dei commenti inappropriati. Se la maggioranza degli intervistati (75,8%) non ne ha mai ricevuti, tra chi li ha subiti (23,5% del totale) l’83,3% sono donne, soprattutto tra i 31 e i 50 anni.
Il rapporto tra la vita privata e quella professionale
La disparità tra uomini e donne non si ferma ai pregiudizi di genere. Il 77,7% degli intervistati dichiara di avere difficoltà a conciliare vita familiare e lavoro, con un divario evidente tra donne (61,3%) e uomini (44,1%). Tra chi ha figli, oltre la metà (51,2%) ritiene che la carriera ne abbia ritardato la nascita: l’impatto è molto più forte tra le donne (62,7%) rispetto agli uomini (32,7%). Anche chi non ha figli spesso li vive come un ostacolo alla carriera: lo pensa il 36,2% del campione.
Dai dati emerge inoltre un paradosso intrigante: una percentuale più alta di uomini (28,2%) rispetto alle donne (19%) ha espresso preoccupazione che avere figli potesse influire negativamente sulla propria crescita professionale.
«La chirurgia plastica in Italia sta vivendo un cambiamento importante, con un numero sempre maggiore di donne che intraprendono questa professione. Ciò nonostante, la letteratura scientifica non ha ancora indagato a fondo l’impatto di questa trasformazione sulle dinamiche di genere e di carriera, né sulle difficoltà di coniugare vita privata e lavorativa. Il nostro studio si propone di colmare questa lacuna, offrendo per la prima volta un quadro comparativo tra uomini e donne – spiega la dottoressa Chiara Botti, docente di Chirurgia plastica presso le Scuole di specializzazione delle Università di Padova, Verona e dell’Università Cattolica di Roma e direttrice sanitaria di Villa Bella Clinic –. I dati raccolti mettono in luce criticità evidenti e confermano che dobbiamo impegnarci per costruire un percorso professionale davvero equo per uomini e donne. È fondamentale anche lavorare sulla comunicazione con i pazienti per trasmettere aspettative realistiche sui risultati della chirurgia estetica e mettere un freno ai ciarlatani, che finiscono troppo spesso agli onori delle cronache».
Il rapporto con i social
Non potevano mancare le domande sul ruolo dei social network, oggi diventati un canale di comunicazione sempre più centrale anche per i medici. Uno strumento potente, ma anche rischioso, perché accanto ai professionisti seri offre visibilità a ciarlatani che alimentano aspettative irrealistiche nei pazienti.
Quasi tre chirurghi su quattro (74,9%) riconoscono che i social abbiano un impatto sulla loro professione. Una parte consistente (37,2%) ne coglie sia i vantaggi sia i potenziali rischi; il 19,8% li considera soprattutto un’opportunità, mentre il 17,9% li valuta negativamente. Solo il 23% degli intervistati afferma di non utilizzarli o di non subirne influenza.
I dati richiamano l’esigenza di stabilire regole più chiare per disciplinare la comunicazione medica in ambito social per proteggere i pazienti da false promesse.
I criteri della ricerca
Lo studio è stato condotto dai ricercatori di Villa Bella Clinic attraverso un questionario online rivolto a chirurghi plastici italiani certificati e specializzandi. Hanno risposto 430 professionisti (77,4% uomini e 22,6% donne), distribuiti in tutte le fasce d’età e con attività sia in ambito privato che pubblico. Il sondaggio ha raccolto dati su demografia, conciliazione vita-lavoro, opportunità di formazione e carriera, burnout, interazioni con i pazienti, difficoltà economiche e legali. Le risposte sono state analizzate con metodo descrittivo e confrontate per genere e fasce d’età.
HIGHLIGHTS: I 10 PUNTI CHIAVE DELLA RICERCA
• 430 chirurghi plastici coinvolti (77,4% uomini, 22,6% donne)
• 2 su 3 hanno vissuto burnout (64,7%)
• Cause principali: carico di lavoro (51,7%), pazienti esigenti (41,6%), difficoltà vita-lavoro (33,8%)
• Supporto limitato tra colleghi: solo parziale per il 45,3%, assente per il 28,4%
• Rapporto con i pazienti: la maggior parte instaura un rapporto di fiducia e collaborazione, ma vengono segnalati episodi spiacevoli nel 58,6% dei casi, spesso legati ad aspettative irrealistiche, dismorfia corporea o richieste manipolatorie
• Conciliazione vita-lavoro: difficile per il 77,7% (donne con figli 61,3%, uomini 44,1%)
• Maternità e carriera: il 51,2% ritiene che la professione abbia ritardato la nascita dei figli (donne 62,7%, uomini 32,7%)
• Pregiudizi dei pazienti: il 73% delle chirurghe percepisce un trattamento diverso; non mancano richieste di pazienti che vogliono farsi operare solo da un medico uomo
• Discriminazioni interne: esclusione dalle dinamiche di carriera (96,7% donne), commenti sessisti (83,3% donne tra i 31 e i 50 anni)
• Ostacoli strutturali: concorrenza aggressiva (63,8%), problemi fiscali (59,4%), burocrazia (58,7%), rischi medico-legali (82,5%)








