Com’è noto, l’infezione da Sars-CoV2 è caratterizzata da comorbilità respiratorie, sintomi gastrointestinali e neurologici. Si parla molto meno del coinvolgimento del sistema tegumentario, ma le segnalazioni di segni dermatologici del Covid-19 sono in aumento, anche se la maggior parte dei casi non ha avuto conferme di laboratorio. Nel tentativo di evitare reperti cutanei casuali o effetti collaterali dei farmaci, un team di ricercatori americani ha condotto un esame della letteratura considerando solo infezioni confermate dalle analisi di laboratorio. I report di effetti dermatologici dei farmaci sono stati esclusi, ma i pazienti erano comunque in trattamento farmacologico e questo ha creato una difficoltà di comprensione della patogenesi.
Come spiegano gli autori su Skin Health and Disease «l’importanza di questa revisione sistematica sta nel fatto che i sintomi dermatologici possono essere il primo, e talvolta l’unico, segno con cui la malattia si presenta». La rilevanza clinica di questa scoperta è evidente, in quanto «la diagnosi di questa presentazione atipica, se formulata precocemente, aiuta a limitare il potenziale di diffusione dilagante dell’infezione virale».
Una inevitabile limitazione di questo lavoro deriva dal fatto che la pandemia di Covid-19 è ancora relativamente recente e i dati sul tema non sono moltissimi, ma i ricercatori sono invitati a verificare nei loro studi futuri se questi segni dermatologici sono predittivi di complicazioni.
L’analisi istologica dei campioni bioptici cutanei ha fornito risultati simili a quelli trovati analizzando i tessuti prelevati dai polmoni dei pazienti deceduti per Covid-19. Queste sovrapposizioni includono la presenza di trombi all’interno dei piccoli vasi sanguigni. I meccanismi esatti della vasculopatia che si verifica quando il virus Sars-CoV2 si lega alle cellule endoteliali non sono ancora ben compresi. La ricerca attuale postula che questo legame aumenti il rilascio di citochine, che produrrebbero effetti emostatici. I risultati di laboratorio nei pazienti con Covid-19 supportano questa patogenesi, ma non in modo coerente; concordano comunque sulla riduzione della concentrazione delle piastrine e sul rilevamento di D-dimeri, prodotti di degradazione della fibrina che sono spesso utilizzati per valutare la formazione di grumi.
La vasculite si verifica quando c’è una forte infiammazione derivata da complessi immunomediati che si depositano intorno ai vasi sanguigni, danneggiandoli e causando deposizione di fibrina e formazione di trombi. La presentazione dermatologica della vasculite si osserva di solito circa una settimana dopo l’evento scatenante. Invece, la vasculopatia è causata da uno stato di ipercoagulabilità che porta a trombosi e necrosi. Molte delle manifestazioni dermatologiche riportate in pazienti affetti da Covid-19 consistono nella sovrapposizione dei due fenomeni.
Studi più recenti hanno discusso di una vasculite orticarioide associata al virus. Questi risultati hanno importanti implicazioni sia per la patogenesi che per la prognosi del Covid-19.
Dalla revisione statunitense risulta che la maggior parte dei pazienti con segni cutanei completamente guariti. Tra i pazienti che non hanno avuto una risoluzione completa della malattia, si sono osservate manifestazioni cutanee come eritema pernio, petecchia, porpora retiforme e orticaria. Uno studio ha rilevato la porpora retiforme esclusivamente in pazienti ospedalizzati, suggerendo che questa tipologia poco frequente di porpora, secondaria a un’occlusione trombotica acuta, possa essere indicativa di esiti peggiori per il paziente, ma è un’ipotesi ancora da verificare.
«Le manifestazioni cutanee variano drasticamente nella presentazione – hanno concluso gli autori – ma la nostra revisione aiuta a classificarne le diverse morfologie».
Renato Torlaschi








