Si ipotizza che l’aumento del rischio derivi sia da uno stato infiammatorio sistemico sia da una terapia corticosteroidea a lungo termine che può portare a scompensi metabolici
Sebbene le manifestazioni di malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi si presentino solitamente in età avanzata, la loro patogenesi può iniziare già nel primo decennio di vita. È stato dimostrato che i fattori di rischio cardiovascolare durante l’infanzia come ipertensione, dislipidemia e obesità predicono l’aterosclerosi e la morbilità e mortalità cardiaca. L’identificazione precoce e il trattamento di questi fattori di rischio cardiovascolare sono dunque importanti per tutti i giovani, ma in particolare per i pazienti ad alto rischio, che sono inclini a essere affetti prematuramente da patologie cardiovascolari.
La dermatite atopica è oggi riconosciuta come una condizione sistemica ed è la malattia infiammatoria cronica della pelle più comune a livello mondiale. I pazienti adulti hanno livelli sierici elevati di proteine associate a rischio cardiovascolare ed è stato provato che effettivamente, nelle forme da moderate a gravi, i rischi aumentano. È naturale chiedersi se questo valga anche per i pazienti pediatrici; la dermatite atopica spesso si presenta fin dall’infanzia o dalla prima infanzia, e numerosi studi hanno trovato associazioni con un indice di massa corporea elevato, eppure i dati relativi al rischio cardiovascolare dei bambini affetti da questa condizione sono limitati. È per questa ragione che Chloe Kern della Columbia University di New York ha eseguito, con un gruppo di esperti, una ricerca sistematica degli studi che hanno esaminato l’associazione tra la dermatite atopica infantile e i fattori di rischio cardiovascolare. Ne esce un quadro piuttosto rassicurante, ma che presenta ancora molte lacune: come si legge sul Journal of Investigative Dermatology [1], i dati disponibili non supportano un aumento clinicamente significativo del rischio cardiovascolare per i bambini con dermatite atopica. È stata trovata un’associazione della dermatite atopica nei bambini con la cardiopatia ischemica, ma nessuna evidenza di un’associazione con ictus.
Nel modello principale si è rilevata un’associazione tra diabete e dermatite atopica, che però non persisteva in un’analisi di sensibilità che includeva solo studi con stime aggiustate.
Il problema è che i dati non sono sufficienti, nonostante la metanalisi abbia incluso oltre mezzo milione di pazienti.
«Questa revisione sistematica e metanalisi – scrivono gli autori – inizia a colmare una lacuna nella letteratura riguardante l’associazione tra dermatite atopica e rischio cardiovascolare nella popolazione pediatrica. È importante perché la dermatite atopica è recentemente riconosciuta come un disturbo infiammatorio cronico che colpisce fino a un bambino su cinque in tutto il mondo. I risultati suggeriscono che questi bambini potrebbero avere solo un piccolo aumento di una malattia cardiaca ischemica molto rara. Ma abbiamo rilevato una mancanza di prove di alta qualità che considerino la gravità della dermatite atopica e fattori confondenti come l’indice di massa corporea, in modo da poter arrivare alla formulazione di linee guida informate per una adeguata sorveglianza della salute cardiovascolare».
In effetti, solo due dei dieci studi inclusi nella revisione avevano aggiustato i risultati per il peso corporeo o per l’elevato indice di massa corporea, condizione necessaria per poter valutarne l’impatto su questa popolazione di pazienti.
Inoltre, negli adulti, la gravità della dermatite atopica è costantemente associata a un maggiore rischio cardiovascolare e gli studi che non affrontano la gravità della malattia spesso trovano risultati nulli. Eppure, solo quattro dei lavori su pazienti pediatrici analizzati da Kern e colleghi hanno riportato l’impatto della gravità della malattia: tutti i risultati suggerivano che l’aumento del rischio potrebbe essere maggiore anche tra i pazienti pediatrici con dermatite atopica da moderata a grave, tuttavia gli autori non sono stati in grado di raggruppare i risultati a causa del numero limitato di studi e dell’incoerenza tra le definizioni di gravità e gli esiti.
L’American Heart Association raccomanda lo screening per altre malattie infiammatorie croniche, tra cui l’artrite reumatoide giovanile, la psoriasi, la malattia infiammatoria intestinale e il lupus eritematoso sistemico, tutte con una prevalenza infantile molto inferiore rispetto alla dermatite atopica. Si ipotizza che l’aumento del rischio derivi sia da uno stato infiammatorio sistemico che da una terapia corticosteroidea a lungo termine, che può portare a scompensi metabolici. «Le misure degli esiti degli studi su altre condizioni non sono abbastanza coerenti da consentire un confronto con i nostri risultati – commentano i ricercatori americani –. Molti degli studi su queste condizioni infiammatorie pediatriche si sono basati sull’uso di tre principali misurazioni vascolari come marcatori surrogati di aterosclerosi preclinica: una dilatazione mediata dal flusso ridotta, un maggiore spessore intima-media carotideo e una velocità dell’onda di polso più alta. Studi su adulti con dermatite atopica hanno identificato cambiamenti vascolari ma non sono stati trovati in letteratura ricerche analoghe su popolazioni pediatriche, che invece sarebbero particolarmente utili, vista la diffusione della dermatite atopica in giovane età e l’evidenza che la mitigazione precoce del rischio cardiovascolare può migliorare gli esiti a lungo termine».
Renato Torlaschi
Bibliografia
1. Kern C, Ortiz C, Johanis M, et al. Atopic Dermatitis and Cardiovascular Risk in Pediatric Patients: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Invest Dermatol. 2024 May;144(5):1038-1047.e16.








