
Ketty Peris
Formulazioni leggere e sempre più tollerabili, filtri green e amici dell’ambiente. Questi i nuovi orizzonti della fotoprotezione, come sottolineano i dermatologi della SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse presieduta dalla professoressa Ketty Peris. Gli esperti si sono riuniti in occasione dell’ultimo congresso, presieduto dai professori Piergiacomo Calzavara Pinton e Nicola Pimpinelli. La premessa fondamentale, sottolineano i Presidenti, è che dobbiamo definitivamente cambiare le nostre abitudini verso la nostra pelle. Così come siamo abituati a lavarci i denti, a vestirci, a lavarci le mani – e ultimamente ad indossare la mascherina – allo stesso modo la fotoprotezione deve diventare una “abitudine quotidiana” per proteggerci dai tumori cutanei. Il discorso vale a maggior ragione per i soggetti dalla carnagione chiara. Oggi poi esistono formulazioni spray che rendono i prodotti molto più piacevoli da applicare e sono sempre più diffusi i fotoprotettori naturali come alghe e spugne a bassissimo impatto ambientale.
I nuovi orizzonti dei fotoprotettori vanno verso un continuo miglioramento non solo del fattore di protezione ma anche della composizione delle creme stesse per migliorarne la tollerabilità: «Occorre ‘rieducarci’ – afferma Ketty Peris – senza farci trarre in inganno dal cambio delle stagioni: i raggi solari sono potenti, anche quando sembra che in autunno o in inverno si attenuino. Quindi i fotoprotettori devono diventare la nostra ‘veste’ quotidiana. Oggi esistono prodotti sempre più perfezionati e gradevoli dal punto di vista cosmetologico: le creme pesanti e pastose hanno lasciato il posto a texture leggere che non occludono i pori e sono quindi altamente tollerabili. Esistono poi anche formulazioni spray efficaci anche su pelle bagnata, e quindi molto adatte ai bambini. Inoltre, i fotoprotettori sono sempre più arricchiti con sostanze che possono essere stimolate dalla luce e con vitamine del gruppo B a cui viene riconosciuta una importante azione protettiva che aiuta a prevenire i danni del DNA».
Fondamentale, ricordano i dermatologi, è migliorare la comunicazione al pubblico: «Il pubblico non è ancora ben consapevole dei vari fattori di protezione e spesso sceglie male – sottolinea il professor Calzavara Pinton – anche le etichette a volte sono di difficile comprensione. Bisogna quindi ripensare e semplificare il modo di comunicare i prodotti protettivi insegnando come li si utilizza, quasi al pari di un farmaco. Anche i filtri vanno urgentemente ripensati dando sempre più spazio a quelli biodegradabili: ogni anno, infatti, 140mila tonnellate di filtri non biodegradabili sono sversati nelle acque, con il rischio anche di inquinamento delle acque potabili. Un circolo vizioso che va urgentemente interrotto; per questo motivo occorre incrementare l’uso di filtri naturali come alghe e spugne che hanno un bassissimo impatto ambientale e che possono contribuire a interrompere questo circuito pericolosissimo che si è innescato con danni per il pianeta».
Rachele Villa








