Duecentocinquanta milioni di ammalati nel mondo e 40 mila nuove diagnosi all’anno in Italia, con dati in continua crescita. Eppure, i pazienti incontrano grandi difficoltà nell’individuare i professionisti e i centri specializzati a cui rivolgersi. Nasce da esigenze concrete e dalla forza dei numeri la prima edizione del Lymphedema Day Sicpre, l’evento di informazione e sensibilizzazione che la Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva-rigenerativa ed estetica (Sicpre) ha organizzato in occasione del World Lymphedema Day lo scorso marzo e che ha visto il coinvolgimento di professionisti e centri italiani specializzati nella diagnosi e nella cura di questa malattia.
«La diagnosi precoce del linfedema è molto importante perché consente di evitare la progressione della malattia, preservando la qualità di vita di pazienti che, in molti casi, hanno già dovuto combattere il cancro – sottolinea Stefania de Fazio, presidente Sicpre –. Il Lymphedema Day Sicpre nasce proprio per diffondere gli specifici comportamenti in grado di prevenire la malattia, per informare sulle sue prime manifestazioni e fornire informazioni sull’approccio multidisciplinare fondamentale per contrastare la malattia».
Il linfedema è una malattia cronica, progressiva e debilitante causata dall’accumulo di liquido (linfa) nei tessuti degli arti superiori o inferiori, che per questo appaiono gonfi. Può essere primario, se causato da anomalie congenite del sistema linfatico, oppure secondario, quando compare in conseguenza di alcune malattie o, più spesso, dalla rimozione chirurgica dei linfonodi, come in alcuni casi di tumore del seno, della cervice, dell’utero, delle ovaie, della prostata, melanomi e sarcomi. Il linfedema riduce la funzionalità dell’arto interessato (il braccio nel caso di asportazione dei linfonodi ascellari per tumore del seno, la gamba per asportazione dei linfonodi inguinali e pelvici per tumori ginecologici e urologici) rendendo difficile la vita quotidiana e di relazione del paziente. Può causare dolore, infezioni ricorrenti e alterazioni cutanee. Solitamente insorge a distanza di 1-4 anni dalla chirurgia oncologica.
«Spesso sottovalutati, i pazienti arrivano alla diagnosi di linfedema quando il gonfiore è stabile e persistente, e quindi in uno stadio clinico intermedio o avanzato» dice Marzia Salgarello, docente di Chirurgia Plastica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nel 2016 ha fondato presso il Policlinico Gemelli un centro specializzato nel trattamento chirurgico del linfedema.
La cura del linfedema oggi prevede accorgimenti e attività in grado di favorire lo scarico della linfa verso la radice dell’arto, quali il controllo del peso, la fisioterapia decongestiva, il bendaggio e l’utilizzo di un indumento compressivo su misura, da cambiare periodicamente. «E poi ovviamente c’è la chirurgia – dice ancora Salgarello –. Sempre sulla base della massima personalizzazione della cura, si possono eseguire anastomosi linfatico-venose, ovvero collegare con tecnica supermicrochirurgica i vasi linfatici ostruiti a piccole venule. In questo modo, la linfa si scarica nel sistema venoso e il gonfiore si riduce». L’intervento comporta incisioni di circa 2 cm ed è pertanto poco invasivo per il paziente. Un’altra possibilità chirurgica è l’auto-trapianto di linfonodi e tessuto linfatico. «In questo caso – spiega ancora Salgarello – l’intervento consiste nel prelevare da altre zone del corpo, quali inguine, collo o ascella, tessuto linfatico o linfonodi che vengono poi trasferiti nell’arto interessato dal linfedema. Con l’utilizzo di microscopio intraoperatorio, i vasi dei linfonodi vengono collegati a piccoli vasi locali, migliorando nel tempo il drenaggio linfatico della parte malata». In tutti i casi, si tratta di chirurgia super-specializzata, che viene eseguita in pochi centri in Italia.
La registrazione dell’evento è disponibile al seguente link:
https://www.youtube.com/live/XMj5XgX0Zo8?si=uAXLCq1KTgMTFPMa








