In un recente numero del British Journal of Dermatology [1], Federica Zamagni dell’Irccs Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori Dino Amadori di Meldola, in provincia di Forlì, figura come prima autrice di un interessante studio, in cui si analizzano le cause dell’aumento della sopravvivenza da melanoma cutaneo maligno che si è registrato in Italia dal 2003 al 2017.
In precedenza, si era avanzata l’ipotesi che il miglioramento fosse derivato dalla tendenza osservata verso una diminuzione dello spessore del tumore, ma i ricercatori italiani hanno individuato altri fattori che potrebbero concorrere a spiegare il fenomeno.
La diagnosi di melanoma è in crescita in tutti i paesi occidentali, a causa della maggiore esposizione alla radiazione solare o a quella ultravioletta, ma l’aumento potrebbe in parte essere dovuto anche all’overscreening, all’overbiopsia e al calo delle soglie patologiche per il melanoma, favorito da più diffusi controlli cutanei, che hanno portato a un ulteriore aumento “statistico” dei melanomi sottili e di quelli diagnosticati allo stadio 0, ancora confinati negli strati superiori della pelle. Questi ultimi fattori contribuiscono sia all’aumento delle diagnosi che delle percentuali di sopravvivenza, sulle quali ha influito positivamente anche l’avvento di terapie mirate con inibitori Braf/Mek e blocco del checkpoint immunitario.
Nel loro studio, Zamagni e colleghi hanno condotto un’analisi dei casi di melanomi cutanei maligni riportati in 11 registri locali dei tumori che coprono una popolazione di oltre otto milioni di persone. Utilizzando sofisticate analisi statistiche, hanno calcolato la sopravvivenza netta a cinque anni standardizzata per età, il rischio relativo di eccesso di morte (Rer) e il contributo relativo che la diminuzione dello spessore del tumore ha portato al Rer.
In effetti, gli autori hanno scoperto che lo spessore del tumore è stato inversamente associato alla sopravvivenza netta a cinque anni e al Rer in entrambi i sessi. Ma si è avuto una differenza in base al genere: nel quinquennio 2013-2017, i pazienti di sesso maschile hanno raggiunto lo stesso livello di sopravvivenza delle pazienti di sesso femminile, nonostante avessero melanomi più spessi. Inoltre, la tendenza alla diminuzione dello spessore spiega meno del 20% del miglioramento della sopravvivenza, soprattutto nei pazienti di sesso maschile, mentre l’applicazione di nuove terapie per il melanoma avvenuta nel 2013 molto probabilmente spiega il resto.
Renato Torlaschi
Bibliografia
1. Zamagni F, Bucchi L, Mancini S, et al. The relative contribution of the decreasing trend in tumour thickness to the 2010s increase in net survival from cutaneous malignant melanoma in Italy: a population-based investigation. Br J Dermatol. 2022 Jul;187(1):52-63.
2. Harvima IT, Harvima RJ. Survival from cutaneous malignant melanoma is improving, but is it because of a trend in decreasing melanoma thickness or the advent of new ‘revolutionary’ therapeutics? Br J Dermatol. 2022 Jul;187(1):6-7.








