Da tempo studiato in ginecologia ed endocrinologia, migliora il profilo metabolico e risulta sicuro ed efficace anche come alternativa ai trattamenti tradizionali per l’acne
Jonette Elizabeth Keri, professoressa di Dermatologia dell’Università di Miami, ha lanciato una proposta interessante durante il simposio annuale di Dermatologia integrativa che si è svolto qualche mese fa ad Arlington, Texas: il mio-inositolo come arma non convenzionale per contrastare l’acne.
Questo composto stimola l’assorbimento del glucosio nelle cellule, risultando sicuro ed efficace per chi cerca alternative ai trattamenti tradizionali come antibiotici, spironolattone o isotretinoina.
Ma non è il solo: probiotici e acidi grassi omega-3 si candidano come ulteriori rinforzi nella lotta contro l’acne, come testimoniato da diversi interventi al convegno.
Insomma, per chi è alla ricerca di soluzioni naturali e meno invasive per tenere a bada i brufoli, l’orizzonte si allarga. Il mio-inositolo e altri integratori, affiancati magari a un’attenzione alla salute gastrointestinale (probiotici) e all’assunzione di grassi buoni (omega-3), potrebbero diventare armi vincenti nella battaglia contro l’acne, patologia cronica che richiede trattamenti a lungo termine.
Le applicazioni del principio attivo
Il mio-inositolo non è un trattamento nuovo: come ha sottolineato Keri, è da tempo studiato in ginecologia ed endocrinologia per le pazienti con sindrome dell’ovaio policistico, dimostrando di migliorare il profilo metabolico, ma anche di ridurre acne e irsutismo.
Uno studio italiano [1] condotto su 137 giovani donne sovrappeso affette da sindrome dell’ovaio policistico e acne moderata ha mostrato, ad esempio, che rispetto al placebo, sei mesi di trattamento con mio-inositolo o D-chiro-inositolo, un altro isomero dell’inositolo, hanno portato a un miglioramento significativo del punteggio dell’acne, dei parametri endocrini e metabolici, della resistenza all’insulina e della regolarità del ciclo mestruale. Entrambe le forme di inositolo agiscono come secondi messaggeri nella trasduzione del segnale insulinico.
Durante una discussione in un panel, interrogata su un caso di una donna adulta con acne, Keri ha affermato che molte delle sue pazienti adulte «non vogliono prendere isotretinoina o antibiotici, e non vogliono nemmeno seguire alcun tipo di trattamento ormonale», le prime opzioni che lei consiglierebbe. Per le pazienti che rifiutano tali trattamenti, la dottoressa ricorre agli integratori, e ha dichiarato che il mio-inositolo è la sua opzione preferita, sottolineandone la sicurezza nell’uso durante la gravidanza, tanto che questo principio attivo è attualmente oggetto di studio per la prevenzione del parto prematuro. Il dosaggio prescritto è di 2 g di mio-inositolo due volte al giorno sotto forma di pillola.
Raccomandazioni dietetiche
Una dieta a basso carico glicemico è una delle terapie complementari segnalate in una revisione sistematica Cochrane del 2015 [2], presentando evidenze (anche se di bassa qualità) nella riduzione delle lesioni cutanee totali dell’acne (insieme all’olio di albero del tè e al veleno d’ape) e oggi rappresenta la raccomandazione dietetica più supportata da prove per l’acne.
Un aumento del consumo di frutta e verdura sono stati riportati come protettivi contro l’acne, mentre iperglicemia, carboidrati, latte e prodotti lattiero-caseari, così come grassi saturi e grassi trans, sono stati indicati come favorenti l’acne, ma secondo Keri i dati sulla dieta a basso carico glicemico sono i più robusti. «Il miglior consiglio per i pazienti – ha aggiunto – è di consumare meno zucchero e meno bevande zuccherate ed evitare cibi bianchi come pane bianco, riso e pasta».
La dottoressa ha inoltre consigliato l’assunzione di probiotici, specialmente per i pazienti in terapia antibiotica. Per quanto riguarda le “prove scientifiche di base”, ha indicato uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo su 20 adulti con acne, anch’esso condotto in Italia [3]. L’indagine ha valutato l’impatto di un probiotico sull’acne e sull’espressione genica cutanea coinvolta nella segnalazione dell’insulina. I partecipanti hanno assunto un supplemento liquido contenente Lactobacillus rhamnosus SP1 (LSP1) o un placebo per un periodo di 12 settimane. I ricercatori hanno scoperto, che rispetto al basale, nel gruppo probiotico si è verificata una riduzione del 32% di IGF1 e un aumento del 65% dell’espressione genica di FOXO1, senza differenze simili nel gruppo placebo. Dal punto di vista clinico, l’acne dei pazienti nel gruppo probiotico è “migliorata” o “nettamente migliorata” rispetto a quelli nel gruppo placebo.
Probiotici e grassi omega 3
La dottoressa Keri ha dichiarato di raccomandare l’assunzione di probiotici per i pazienti che stanno assumendo antibiotici oppure, se preferiscono una fonte alimentare, come uno yogurt a base di latte di soia o mandorla.
I probiotici (Lactobacillus plantarum) sono stati uno dei quattro nutraceutici individuati in una recentissima revisione sistematica [4] come aventi evidenze di “buona qualità” per potenziali efficacia, insieme a vitamina D, estratto di tè verde e a una particolare formula terapeutica a base di erbe approvata per l’uso nell’acne dall’Agenzia coreana per gli alimenti e i medicinali.
«Non si sono riscontrati effetti sistemici negativi per nessuno di questi», ha detto Keri, riconoscendo però che il limite di questa revisione è che ciascuno dei quattro nutraceutici ha solo uno studio ritenuto di buona qualità. Tra i vari nutraceutici, gli acidi grassi omega-3 presentano invece evidenze ritenute di “qualità sufficiente” per l’efficacia. Lo zinco è stato segnalato come il nutraceutico più studiato nell’acne, ma non è stato valutato altamente nella revisione. La dottoressa Keri ha inoltre detto di preferire includere lo zinco nel suo arsenale perché «può essere utilizzato nelle donne in gravidanza», notando che le revisioni e le linee guida «sono solo una guida da combinare con l’esperienza».
Durante il meeting, anche Steven Daveluy, dell’Università di Wayne State, in Michigan, ha parlato del valore degli acidi grassi omega-3 nella riduzione degli effetti collaterali dell’isotretinoina. «La ricerca ha dimostrato che un grammo al giorno di omega-3 per via orale riduce la secchezza delle labbra, del naso, degli occhi e della pelle, che sono i principali effetti collaterali osservati con l’isotretinoina – ha detto Daveluy – Esistono anche prove che gli omega-3 possano ridurre la depressione, che potrebbe o meno essere un effetto collaterale dell’isotretinoina: sono integratori che generalmente prendiamo in considerazione nei nostri pazienti con acne».
Renato Torlaschi
Bibliografia
1. Formuso C, Stracquadanio M, Ciotta L. Myo-inositol vs. D-chiro inositol in PCOS treatment. Minerva Ginecol. 2015 Aug;67(4):321-5.
2. Cao H, Yang G, Wang Y, Liu JP, Smith CA, Luo H, Liu Y. Complementary therapies for acne vulgaris. Cochrane Database Syst Rev. 2015 Jan 19;1(1):CD009436.
3. Fabbrocini G, Bertona M, Picazo Ó, Pareja-Galeano H, Monfrecola G, Emanuele E. Supplementation with Lactobacillus rhamnosus SP1 normalises skin expression of genes implicated in insulin signalling and improves adult acne. Benef Microbes. 2016 Nov 30;7(5):625-630.
4. Shields A, Ly S, Wafae B, Chang YF, et al. Safety and Effectiveness of Oral Nutraceuticals for Treating Acne: A Systematic Review. JAMA Dermatol. 2023 Dec 1;159(12):1373-1382.








