Dal monitoraggio nazionale emergono nuove evidenze su indicazioni, tecniche e complicanze nelle procedure con protesi mammarie
Un passaggio decisivo quello dell’istituzione del Registro nazionale degli impianti protesici mammari (Rnpm), che ha introdotto un sistema strutturato per la gestione dei dispositivi impiantabili ad alto rischio. «Un fiore all’occhiello – lo ha definito il ministro della Salute Orazio Schillaci – che consente una fotografia completa e omogenea in tempo reale». L’Italia inoltre è «l’unica nazione ad aver previsto l’obbligatorietà dell’inserimento dei dati».
In linea con il Regolamento UE 745/2017, il Registro consente infatti un monitoraggio sistematico di sicurezza, efficacia e tracciabilità nel tempo, mettendo a disposizione evidenze utili non solo alla programmazione sanitaria ma anche alla pratica clinica quotidiana. E dal Ministero della Salute arrivano i numeri aggiornati su impianti e rimozioni in Italia.
Dal 1° agosto 2023 al 31 dicembre 2025, il sistema ha raccolto oltre 68.000 interventi, con un coinvolgimento di più di 1.600 chirurghi e oltre 700 strutture sanitarie. Si tratta del primo dataset nazionale strutturato che consente una lettura integrata delle procedure, distinguendo tra finalità estetiche e ricostruttive e permettendo analisi su larga scala.
Il ruolo del Registro e le prospettive
Lo strumento non si limita al monitoraggio degli impianti, ma apre anche nuove prospettive di analisi sull’evoluzione della chirurgia mammaria.
Secondo il presidente della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (Sicpre), Franco Bassetto, si tratta di uno strumento destinato ad ampliare ulteriormente il suo impatto: «ci porterà a primeggiare in Europa e forse non solo, anche in quella che oggi è stata definita la possibilità di un National Cancer database, nel quale poi il ruolo del chirurgo plastico è fondamentale».
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la possibilità di leggere il percorso clinico nel suo insieme. «Il registro – ha osservato Bassetto – permetterà di analizzare il destino dell’impianto protesico, ma anche la crescita delle tecniche autologhe di ricostruzione quando l’impianto fallisce; quindi, capire quando e perché fallisce e monitorare anche lo sviluppo della cosiddetta ricostruzione con tessuti autologhi, quando l’organismo non si adatta all’impianto eterologo».
In questo contesto, ha concluso il presidente, «la Sicpre conferma il proprio coinvolgimento nelle attività di sistema. Siamo disponibili, presenti e stiamo lavorando su raccomandazioni».
Estetico e ricostruttivo: percorsi sempre più convergenti
I dati confermano un sostanziale equilibrio tra i due ambiti, con il 44,3% degli interventi eseguiti per scopi estetici e il 55,7% per indicazioni ricostruttive.
Per il chirurgo estetico è rilevante osservare come, analizzando le singole procedure per mammella, la quota estetica supera quella ricostruttiva, segno di una crescente centralità della chirurgia estetica nel volume complessivo di attività.
Nel contesto estetico, l’indicazione principale resta l’ipoplasia/ipotrofia mammaria (77,3% dei casi), seguita dalla correzione della ptosi. In questo scenario, l’età media delle pazienti è più bassa rispetto alla ricostruttiva (38,5 anni), confermando il profilo elettivo e pianificato di questi interventi.
Tecniche chirurgiche
Il posizionamento in dual plane rappresenta l’approccio più diffuso, con oltre il 54% delle procedure. Seguono poi le tecniche sottoghiandolare, sottomuscolare e sottofasciale, con distribuzioni più contenute. Il dato è coerente con l’obiettivo di ottimizzare copertura e risultato estetico, riducendo la visibilità dell’impianto e migliorando l’integrazione con i tessuti.
Dal punto di vista degli accessi chirurgici, il solco sottomammario si conferma la via preferenziale (49,2%), seguito dall’accesso periareolare e da tecniche associate a mastopessi.
Tipologia di impianti
L’analisi delle caratteristiche delle protesi impiantate evidenzia un netto orientamento verso le superfici microtesturizzate, che rappresentano la quota prevalente sia nella chirurgia estetica sia in quella ricostruttiva. Nella pratica estetica si osserva però una maggiore diffusione delle protesi lisce (28%), a indicare una maggiore variabilità delle scelte in funzione dell’indicazione e dell’approccio chirurgico.
Il riempimento è quasi esclusivamente in silicone (98,5% dei casi), mentre il volume medio si attesta intorno ai 350 cc, con una prevalenza di protesi di medio volume (300–550 cc).
Revisioni e complicanze
Un aspetto rilevante riguarda le cause di revisione. Nella pratica estetica, la principale indicazione al reintervento non è correlata a problematiche del dispositivo (32,8%), seguita dalla contrattura capsulare (32,0%) e dalla rottura della protesi (24,1%). Questo dato sottolinea come in ambito estetico le revisioni siano di frequente legate ad aspettative di risultato o richieste di modifica, oltre che a complicanze vere e proprie.
Al contrario, nel contesto ricostruttivo la contrattura capsulare rappresenta la causa più frequente di revisione (36,5%).
Buone pratiche e prevenzione delle complicanze
Il report evidenzia una crescente adesione a pratiche intraoperatorie finalizzate alla riduzione delle complicanze. Nel dettaglio, il trattamento della tasca protesica è stato effettuato nell’89,5% dei casi, la preparazione della protesi nell’86,7% delle procedure e il cambio dei guanti nel 99% degli interventi.
L’utilizzo dei drenaggi risulta più frequente nelle procedure ricostruttive (90,1%) rispetto a quelle estetiche (51,7%), riflettendo la maggiore complessità chirurgica. Questi elementi suggeriscono una standardizzazione progressiva dei protocolli, con potenziali ricadute sulla riduzione degli eventi avversi.
Il cambio di paradigma
Il Registro nazionale degli impianti protesici mammari si configura come uno strumento strategico anche sul fronte della vigilanza. Gli eventi classificabili come “incidenti gravi” mostrano un andamento stabile nel triennio osservato, con un tasso standardizzato sostanzialmente costante. La contrattura capsulare rappresenta l’evento più frequente, seguita da dislocazioni e rotture dell’impianto.
Al contempo, il Registro consente di monitorare condizioni cliniche oggetto di attenzione internazionale, come BIA-ALCL e Breast Implant Illness, contribuendo alla raccolta di evidenze utili alla comunità scientifica.
Lucia Oggianu
Leggi il Rapporto 2025 – Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari








