Luca Bianchi, Policlinico Tor Vergata: «stiamo vivendo numerosi passi avanti dal punto di vista terapeutico e della conoscenza della malattia»
Raggiungere il PASI 100, per la psoriasi, è attualmente una meta raggiungibile. Non significa guarire dalla malattia, ma curarla attraverso le strategie più adeguate e ottenere il ‘clearing’ ovvero la risoluzione di tutte le sintomatologie. «Viviamo un periodo in cui stiamo raggiungendo la possibilità di avere le migliori cure per una malattia così impattante sulla qualità della vita – ha detto Luca Bianchi, responsabile U.O.S.D. Dermatologia Fondazione PTV Policlinico Tor Vergata in occasione della giornata organizzata da Motore Sanità. Frenare l’avanzamento della malattia significa buttare via l’80% del suo disagio quotidiano e questo è un grande risultato per il paziente».
Nella dermatologia, sono tanti i passi avanti che si sono fatti negli ultimi anni sia dal punto di vista terapeutico sia della conoscenza della malattia. Per la psoriasi, nel caso in cui l’utilizzo di farmaci tradizionali non dia risultati sperati o il paziente presenti delle complicazioni, la terapia biologica può offrire possibilità di successo molto alte. È dimostrata, infatti, una notevole riduzione delle forme molto gravi e le comorbidità legate alla malattia, come ad esempio l’artrite psoriasica. «Sono gli stessi reumatologi che riconoscono che il dermatologo che è il primo ad avere il sospetto di artrite psoriasica – ha spiegato Bianchi – è in grado di ridurre, bloccare o condizionare fortemente la progressione della componente articolare, che significa evitare le erosioni o le anchilosi, che sono danni permanenti».
L’importanza di una terapia che mantenga la sua efficacia nel tempo
L’approccio terapeutico alla patologia prevede, da un lato, la correzione dello stile di vita e dei fattori di rischio che incidono sulla malattia: fumo, alcol, sovrappeso, sindrome metabolica, depressione. Dall’altro, occorre intervenire rapidamente con una terapia che mantenga la sua efficacia nel tempo.
Per misurare la gravità della malattia, monitorarne l’evoluzione nel tempo e valutare l’efficacia delle terapie, si utilizza un combinato di elementi: l’estensione della patologia, la sede delle lesioni, il grado di infiammazione e i sintomi, la risposta al trattamento, la durata della malattia, l’impatto sulla qualità di vita.
Le criticità
Nonostante la ricchezza di possibilità terapeutiche, il dermatologo vive grandi difficoltà di fronte alle forme lievi-moderate, per le quali si trova a prescrivere per lo più farmaci topici, a meno che non siano colpite alcune aree particolari, che compromettano oggettivamente la qualità di vita del paziente. Il dermatologo, dunque, deve indagare e ricercare la possibile compromissione di queste aree, come cuoio capelluto, volto le pieghe genitali o gli stessi genitali, le mani e le unghie; al fine di poter risolvere meglio il problema.
Ma la criticità maggiore con cui fare i conti è rappresentata dall’accesso all’innovazione. Per quanto riguarda le reti di patologia, si rileva un’effettiva differenza da regione a regione nella loro strutturazione. «Nel Lazio ad esempio – ha spiegato Clara De Simone, professore associato di Clinica Dermosifilopatica al Policlinico Gemelli Roma e delegato SIDeMaST Regione Lazio – si sente molto la mancanza di una rete. In passato ci sono stati diversi sforzi per organizzare un sistema strutturato però si è trattato di sole iniziative aziendali e personali; non essendo strutturali, non hanno avuto un grande slancio organizzativo. Essendo numerosi i centri prescrittori e numerosi i pazienti, oltre ad essere numerosi i dermatologi e gli MMG, è necessaria un’organizzazione strutturata. Senza una rete strutturata non riusciamo a garantire l’accesso all’innovazione di tipo farmacologica e non solo».
In alcune regioni, solo il 20-30% dei possibili pazienti sono trattati con i nuovi farmaci in grado di arrivare al PASI 100. Da una parte, dunque, l’innovazione sta divenendo dirompente e dall’altra il Servizio sanitario regionale, in molte regioni, non riesce a stare al passo.
Le richieste dei pazienti
Dal punto di vista del paziente, come pure quello del dermatologo, un passo importante da fare sarebbe il riconoscimento della patologia all’interno del piano nazionale cronicità. «La psoriasi è una malattia che dura tutta la vita e comporta diverse comorbidità – ha commentato Valeria Corazza, presidente Associazione psoriasici italiani amici della fondazione Corazza (APIAFCO) –. Fondamentale anche l’aggiornamento dei LEA e l’accesso dei pazienti alla fototerapia a livello domiciliare e alle terapie innovative».
«l’innovazione deve entrare rapidamente nei PDTA – ha concluso Sabrina Nardi, consigliere Salutequità – bisogna però in primo luogo creare questi PDTA che mancano in molte regioni. Abbiamo l’opportunità da cogliere rappresentato dal PNRR, il piano però non deve lasciare indietro le patologie poste in secondo piano nei piani di programmazione regionali. Bisogna fare in modo che queste patologie non siano oggetto di discussione soltanto tra gli addetti ai lavori».
Lucia Oggianu
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