La chirurgia plastica italiana è ai primi posti nel mondo, “over the top” come recita il titolo del 73° congresso nazionale della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva-rigenerativa ed estetica (Sicpre), che si è recentemente tenuto a Napoli. Il congresso Sicpre è il principale appuntamento annuale della chirurgia plastica italiana, per partecipazione, livello scientifico e ampiezza dei temi affrontati, con la presenza di oltre 700 professionisti, ospiti stranieri di grande prestigio e un confronto che spazia tra tutti i principali temi della chirurgia plastica ricostruttiva, estetica e rigenerativa. Un’occasione unica per capire novità e tendenze.
Un livello di eccellenza così riconosciuto non si misura solo nei numeri del congresso, ma trova conferma anche nel prestigio che la comunità scientifica internazionale attribuisce ai professionisti italiani.
«I chirurghi plastici di tutto il mondo riconoscono a noi italiani il massimo della preparazione scientifica e chirurgica abbinata a una mentalità per definizione flessibile e creativa – ha dichiarato Stefania de Fazio, presidente del congresso Sicpre –. Un’unicità che nasce dalle grandi scuole di chirurgia plastica che abbiamo avuto in Italia, a partire dagli anni 50, e dal gusto per il bello e l’armonia che fa intrinsecamente parte della nostra cultura». Proprio questa “abitudine” al bello rende i pazienti italiani particolarmente esigenti. «In questo senso diciamo che i pazienti italiani sono i ‘peggiori’ del mondo – prosegue de Fazio – perché hanno aspettative elevatissime».
«Spetta a noi medici riportarli alle reali possibilità chirurgiche e al buonsenso, compreso il valore economico della prestazione e l’importanza della sicurezza – ha sottolineato Maurizio Ressa, presidente uscente della Sicpre e direttore dell’Unità complessa di Chirurgia Plastica dell’Istituto dei Tumori di Bari –. La recente morte di Milena Mancini richiama l’attenzione sull’importanza di non sottovalutare le procedure di chirurgia estetica».
La Sicpre è al lavoro da tempo sulla sicurezza, un tema che attraversa tutte le sessioni del congresso. Nel settembre 2024 è stato istituito all’interno della Società il Registro delle complicanze da interventi di chirurgia estetica eseguita all’estero, che ha lo scopo di raccogliere dati sugli eventi avversi che ricadono sul Sistema Sanitario Nazionale. «Soprattutto – dice ancora Ressa – facciamo da anni sensibilizzazione e informazione sulla sicurezza e siamo al lavoro con le altre società scientifiche per arrivare a un disegno di legge che definisca il chi, il come e il dove di ogni intervento e trattamento».
Less is better, la maturità in chirurgia plastica
Naturalezza, armonia delle forme e qualità dei tessuti sono gli elementi alla base della tendenza “Less is better”.
«I risultati più appariscenti sono inevitabilmente quelli che balzano all’occhio – dice ancora de Fazio – ma c’è un universo di interventi eseguiti così bene da non essere neanche sospettabili. Succede tutte le volte in cui ci imbattiamo in un volto riposato e fresco, anche dopo una certa età, in cui la posizione dei tessuti e la loro qualità sono completamente coerenti. È il risultato di tecniche chirurgiche di grande raffinatezza e dell’impiego sempre più diffuso delle procedure rigenerative: non basta rimettere a modello un vestito, se la stoffa di cui è fatto è logora e consunta».
Per questo la capacità di attingere a metodiche diverse – dalla chirurgia ricostruttiva a quella estetica e rigenerativa – è la conditio sine qua non per ottenere i risultati migliori. Alla base, deve esistere un rapporto con il paziente imperniato sulla massima autorevolezza clinica e scientifica, frutto di una grande preparazione e un costante aggiornamento, e tanta empatia. «Per fare scelte mature e quindi sicure e soddisfacenti nel tempo – dice ancora de Fazio – il paziente deve sapere di essere di fronte al professionista più preparato, cioè lo Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, e sentirsi ascoltato e capito». Quando si crea questa condizione, la confidenza è massima e il dialogo totale. «La conoscenza dell’evoluzione dei risultati nel tempo e delle possibili complicanze, insieme alla riflessione sulle reali motivazioni che spingono all’intervento, permettono al paziente di fare scelte più mature e consapevoli”. Tradotto in termini chirurgici, scelte di interventi meno invasivi e risultati più naturali ed eleganti.








