
Antonio Di Lonardo
In occasione del 24° congresso nazionale della Società italiana ustioni (Siust), che si è svolto nei giorni scorsi a Viareggio in concomitanza con il 22° congresso della The Euro-Mediterranean Council for Burns and Fire Disasters, si è discusso anche sui progressi ottenuti in campo rianimatorio, nel trattamento locale e chirurgico delle ustioni, nella disponibilità di nuove medicazioni e di biomateriali, nell’immunonutrizione, nel trattamento degli esiti cicatriziali e sugli aspetti della gestione infermieristica e fisioterapica in tutte le fasi della malattia da ustione.
«Se in Italia dovesse capitare un incidente con molti ustionati ci troveremmo in grande difficoltà, perché non risulta essere presente un piano di preparazione e risposta specifico per le gestione di un Burn mass casualty incident (Bmci)» ha affermato preoccupato Antonio Di Lonardo, direttore del Centro Grandi Ustioni di Pisa e presidente della Siust, che si è già trovato a gestire il disastro di Viareggio insieme ai suoi colleghi italiani. «L’esplosione ferroviaria di Viareggio del 2009, una strage in cui persero la vita 32 persone e con oltre 100 feriti, ci ha palesato i limiti del nostro sistema di risposta sanitaria a questa peculiare maxiemergenza. La Siust si è da tempo resa conto dell’urgente necessità di disporre di un piano nazionale per Bmci, adesso anche le nostre Istituzioni dovrebbero fare altrettanto».
L’Organizzazione mondiale della Sanità, riconoscendo il Bmci come uno dei disastri più difficili da gestire, ha emanato nel 2020 una raccomandazione internazionale chiedendo a ogni nazione di realizzare un piano nazionale specifico. Il piano va redatto coinvolgendo gli esperti nazionali di ustioni e i centri di cura. «L’esplosione di un condomino o un incidente industriale possono già compromettere il nostro sistema di risposta sanitaria, visto il limitato numero di centri, posti letto e medici specializzati nel trattamento delle ustioni. La guerra in Ucraina e le conseguenti tensioni geopolitiche internazionali – ricorda ancora il presidente della Siust – impongono di agire in fretta ed essere preparati».
In caso di un grave incidente i problemi da affrontare sono molteplici e richiedono una precisa identificazione e adeguate soluzioni. «Non è in discussione la tempistica con cui giungono i numerosi soccorsi – precisa Di Lonardo –, ma la qualità degli stessi. Di fronte a un gran numero di pazienti che hanno bisogno di interventi specialistici mirati e immediati, è fondamentale che i soccorritori abbiano idea di come metterli subito in sicurezza e su come smistarli con un corretto ‘triage’ per indirizzarli nel setting assistenziale più corretto e adeguato alle rispettive necessità. Tutto ciò non può prescindere da un preciso programma di formazione del personale, dal coordinamento dei soccorsi ad opera di una centrale unica nazionale in grado di dirigere da remoto tutte le forze in campo. Nello stesso tempo è importante avere la possibilità di espandere la ricettività ospedaliera oltre le attuali limitate capacità di accoglienza dei Centri Ustioni. A tal fine – continua l’esperto – suggeriamo di creare negli ospedali vicini a ciascun Centro Ustioni di riferimento territoriale, una rete di reparti di supporto in cui poter gestire bene i pazienti con le ustioni minori» Appare evidente quanto siano numerosi e articolati gli interventi da erogare e la necessità di disporre di un piano di soccorso quanto più possibile modellato sulle esigenze di un eventuale incidente di massa con ustionati.
La necessità di dotarsi di un piano specifico per le Bmci è stata formalmente richiesta nel 2020 dalla Commissione europea, a tutti gli stati membri. In Italia la Siust, da alcuni anni, ha cominciato a studiare il problema cercando di individuare tutte le strozzature del sistema e proponendo gli interventi correttivi ritenuti indispensabili. Si è evidenziato, dapprima, lo stato in cui versano i Centri Ustioni nazionali, a causa di diverse criticità strutturali e organizzative. «Purtroppo in Italia i Centri Ustioni sono in grande difficoltà già nel fronteggiare le situazioni ordinarie – puntualizza Di Lonardo –. Posti letto insufficienti, carenze di organico medico e infermieristico, insufficiente stoccaggio di farmaci e dispositivi medici e lentezze burocratiche per acquisire lo strumentario chirurgico indispensabile sono solo alcune delle problematiche che emergono. Per avere un dermatomo (strumento fondamentale per il prelievo della cute e la bonifica dei tessuti necrotici) si aspetta anche più di tre anni. I Centri Ustioni, inoltre, sono anche mal distribuiti sul territorio: Umbria, Marche, Molise, Abruzzo e Calabria sono attualmente sprovviste di Centri Ustioni. Tutti i responsabili dei 15 Centri nazionali dichiarano di non avere la possibilità di fronteggiare un’eventuale emergenza, dato che i pochi posti disponibili sono quasi sempre completamente occupati. Si stima che dei circa 170 posti letto complessivi, il tasso medio di occupazione è intorno all’85% e, pertanto, la disponibilità immediata di posti è numericamente molto limitata».
Per avere un’idea di quanto potrebbe verificarsi, la Siust ha effettuato una simulazione ipotizzando un incidente marittimo con trenta pazienti gravemente ustionati. «Di questi – fa sapere Di Lonardo – la maggior parte, ventiquattro pazienti, sarebbero rimasti senza la possibilità di ricovero immediato in una terapia intensiva per ustionati perché, in tutta Italia, la disponibilità complessiva era soltanto di sei posti. Va precisato, infatti che, a differenza di altri traumatizzati, gli ustionati possono essere accolti e curati al meglio solo in un Centro Ustioni».
Parallelamente si è avviato un preliminare dialogo collaborativo con le istituzioni nazionali coinvolte nella gestione delle maxiemergenze. Ci sono stati rapporti con funzionari del ministero della Salute, della Protezione Civile e sono stati intrapresi contatti di collaborazione anche con il Barda (l’autorità di ricerca biomedica avanzata americana), con funzionari dell’Hera (l’autorità europea di risposta alle emergenze sanitarie), con l’Upcm (meccanismo europeo di protezione civile) e con l’Associazione europea delle ustioni (Eba). Tutti gli interlocutori sono stati invitati a partecipare ai lavori congressuali al fine di ufficializzare una proposta di ‘Piano nazionale per le maxiemergenze con ustioni’.








